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Afghanistan, l’allarme di Save the Children: ogni 30 secondi un bambino torna nel Paese

“Crisi umanitaria senza precedenti: servono rimpatri sicuri e più fondi internazionali”

Ogni 30 secondi un bambino rientra in Afghanistan, soprattutto da Iran e Pakistan, mentre quasi metà della popolazione ha bisogno di assistenza umanitaria. A lanciare l’allarme è Save the Children, che chiede ai Paesi della regione di garantire che i rimpatri siano “volontari, sicuri e dignitosi”, e alla comunità internazionale di aumentare con urgenza i finanziamenti.

Dall’inizio del 2025 oltre 800.000 minori hanno attraversato i confini per rientrare nel Paese. Molti di loro hanno vissuto come rifugiati per anni, ma tornano ora in un contesto segnato da povertà, fame e disastri climatici.

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Un bambino su cinque affronta livelli critici di malnutrizione, mentre ampie zone dell’Afghanistan soffrono una grave siccità.

Molti minori arrivano soli, spaventati, senza accesso a cure, istruzione o protezione. Le risorse disponibili, denuncia l’organizzazione, sono drammaticamente insufficienti.

Attiva da oltre 40 anni nel Paese, Save the Children racconta scene drammatiche: intere famiglie – e persino bambini non accompagnati – accampati in parchi e spazi pubblici delle principali città, senza alcun sostegno.

Dal mese di marzo, oltre 150.000 minori rientrati hanno ricevuto aiuto attraverso cliniche mobili, programmi nutrizionali, supporto psicologico e distribuzione di beni essenziali.

Il monito di Save the Children è chiaro: serve agire subito per evitare che una nuova generazione cresca segnata da traumi, povertà e disuguaglianze.

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