Ha suscitato un coro molto ampio e variegato di consenso la decisione “unilaterale” di Meta di riscrivere le regole sulla privacy dei minori e partorire una nuova regolamentazione in tema di minori su Instagram. Il primo a tessere le lodi per la decisione annunciata da Gates è stato un pioniere del Terzo Settore, Ernesto Caffo, ideatore e “ingegnere” di quel Telefono Azzurro che con le proprie linee telefoniche offre accoglienza, consulenza, ascolto e accompagnamento a tutti i minori che incontrano difficoltà.
Il comunicato di Caffo dice: le battaglie di istituzioni e soprattutto delle associazioni possono portare a risultati concreti.
È vero che Telefono Azzurro si è molto speso in questo senso, redigendo anche un manifesto-contributo per il G7 che si è tenuto in Puglia lo scorso giugno. Le nuove funzionalità lanciate da Meta prevedono di trasferire gli adolescenti negli account per teenager entro 60 giorni, a partire dagli Stati Uniti. Poi si passa al Regno Unito, al Canada e allì’Australia. In Europa la trasmigrazione avverrà più avanti, verso la fine dell’anno. Il centro di gravità della opzione Meta consiste anche nell’essere una possibile nuova esperienza protetta destinata si agli adolescenti, ma guidata dai genitori. Le impostazioni nuove prevedono infatti che gli adolescenti su Instagram siano automaticamente inseriti in impostanzioni di privacy più restrittive, adatte alla loro età, ma i ragazzi sotto i 16 anni avranno bisogno del perrmesso dei genitori per modificare le impostazioni, a meno che il profilo non sia supervisionato da un genitore o tutore.
La nostra testata ha avanzato una critica alla decisione di Meta che nulla ha a che vedere con l’introduzione di tutti i nuovi requisiti necessi per poter operare, esistere, continuare ad esistere su Instagram.
La nostra testata comprende bene, inoltre, che questa scelta di Meta offre un clamoroso assist per lo sviluppo del futuro dibattito sullo Jus Scholae che ha visto scenderre in campo nell’ultima settimana centinaia di associazioni che ne reclamano l’approvazione e che troverà nell’Instagram dei giovani il più omnicomprensivo luogo di visibilità e di partecipazione.
Da parte nostra abbiamo espresso e ri-badiamo che il prolema non è cercare il pelo nell’uovo di chi propone e dispone modifiche da tutti giudicate sagge e giuste. Abbiamo semplicemente contestato la fondatezza di quanto dichiarato dal Presidente Caffo laddove afferma che le azioni e “le battaglie di istituzioni e soprattutto delle associazioni possono portare a risultati concreti”.
In questo caso la battaglia è quella di Bill Gates, della figlia Phoebe che attraverso il personale racconto al genitore lo ha spinto all’azione e del management di Meta che ha candalerizzaato prontamente l’entrata in vigore delle restrizioni.
E facendo una cosa buona ha permesso a tutti noi di ben comprendere che il tema delle restrizioni si presta anche numerosi altri possibili interventi, magari più economici e magari più politici. Perché alla fine dell’anno gli equilibri del mondo saranno in qualche modo diversi da quelli oggi e in quegli equilibri Bill Gates avrà ancora modo di dire la sua e di farlo, senza attendere il consenso di alcuno, a suo piacimento, con piena titolarità di iniziativa e pieno possesso dei diritti necessari per entrare in gioco con tutto il peso di cui egli dispone.