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C’è una proposta di legge per vietare l’uso degli schermi sotto i 3 anni

Linee guida nazionali, de-digitalizzazione delle scuole, formazione e supporto alla rete. Questi alcuni degli interventi che vogliono rispondere all’urgenza di tutelare la salute dei più piccoli

Lo scorso 23 luglio è stata presentata in Senato la proposta di legge “Disposizioni per la regolamentazione dell’esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età”.

La proposta è su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi (PD) ed è promossa insieme alla Società Italiana di Pediatria e a Fondazione Terre des Hommes Italia ETS.

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I pilastri della proposta

L’obiettivo è l’individuazione di Linee guida nazionali sull’esposizione agli schermi dei bambini e bambine, che deve essere codificata come prassi estremamente dannosa e da evitare entro i tre anni di vita. 

Si vuole così costruire rete con i genitori e con tutto il sistema che ruota attorno al bambino. Corsi preparto, punti nascita, consultori e pediatri: sono tutti chiamati ad accompagnare i neo genitori a prendere coscienza di come, una crescita sana, non debba includere il digitale nei primi trentasei mesi di vita del bambino. 

Di qui l’importanza della formazione dei professionisti sanitari, educativi e sociali sui rischi legati a un utilizzo troppo precoce dei dispositivi digitali. 

Altro punto fondamentale è la de-digitalizzazione dei servizi per l’infanzia (0-3 anni). La proposta prevede il divieto di utilizzo dei dispositivi digitali nelle attività educative. I progetti educativi dovranno privilegiare la relazione, il gioco libero, il movimento e lo sviluppo del linguaggio. 

La proposta prevede inoltre l’istituzione, presso il Ministero della Salute, di un Tavolo tecnico nazionale permanente per la salute digitale dei minori, con la partecipazione delle istituzioni, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, delle società scientifiche, delle associazioni dei pediatri e dei neuropsichiatri infantili, delle associazioni familiari e degli enti del Terzo settore. Il Tavolo avrà il compito di monitorare l’attuazione della legge e di proporre l’aggiornamento almeno triennale delle Linee guida. Questo sarà inoltre supportato da un’attività di ricerca sugli effetti dell’esposizione digitale, con una relazione annuale alle Camere. 

La revisione della letteratura scientifica condotta dalla Commissione Dipendenze Digitali del SIP

La Società Italiana di Pediatria ha analizzato 78 studi sugli effetti dell’esposizione digitale, che rendono sempre più evidente come ogni 30 minuti di schermo in più al giorno possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio. Ed effetti negativi si riscontrano anche sulle capacità attentive ed esecutive, sulla regolazione emotiva, sul sonno e sulla relazione tra adulto e bambino. 

Una proposta bipartisan 

Il testo è sostenuto in maniera bipartisan da parlamentari di tutti i gruppi politici. Tra i firmatari della proposta di legge, oltre alla promotrice Simona Malpezzi (Pd), anche Lavinia Mennuni (Fdi), Elsa Pirro (M5s), Daisy Pirovano (Lega), Daniela Sbrollini (Iv), Licia Ronzulli (Fi), Ilaria Cucchi (Avs), Maria Stella Gelmini (Noi moderati) e Marco Lombardo (Azione). 

La proposta segue quanto sta accadendo già in altri Stati, prima di tutti l’Australia, con l’Online Safety Amendment 2024, che blocca l’accesso ai minori di 16 anni sulle 10 piattaforme principali tramite verifica biometrica. Oppure la più recente legge approvata dalla Francia – primo paese Europeo – che a partire dal 1 settembre 2026 vieta l’accesso ai social network ai ragazzi di età inferiore ai 15 anni, a meno che non ci sia il consenso dei genitori; le piattaforme inoltre sono obbligate per legge a implementare sistemi sempre più rigidi per la verifica dell’età.

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