Sta girando in rete uno spot della Jaguar con centinaia di commenti negativi di non esperti di marketing, che però colgono in pieno il punto: “Come distruggere un brand famoso” scrivono.
In effetti è così.
Il responsabile marketing e comunicazione innanzitutto ha pensato di eliminare il giaguaro dal logo.
Ma come, il giaguaro che correva era ormai diventata un’icona, un simbolo, impresso nella memoria di tutti, anche delle giovani generazioni!
Inoltre, ritenendo di aver raggiunto un nuovo traguardo nella grafica, si è inventato un carattere che sa abbondantemente di già visto.
Quindi non creato alcun elemento differenziante.
Come se non bastasse, ha realizzato una campagna tv nella quale efebici, indifferenziati e fluidi personaggi vestiti in maniera del tutto improbabile e in pose ed espressioni allucinate, si muovono in in un deserto del nulla senza che si capisca il perchè.
Dell’auto nemmeno l’ombra, solo qualche richiamo alla diversità, al rompere gli schemi e alla solita paccottiglia woke.
Guardandoli non si coglie affatto alcuna diversità, in quanto i personaggi in realtà sono tutti fluidamente uguali inespressivi e quindi senza alcun significato.
Ha ragione il pubblico della rete: è così che si distrugge un marchio famoso.
Proprio nel momento in cui il sociologo Luca Ricolfi ci ricorda che una delle concause della vittoria di Trump è stata la ribellione del popolo verso tutto quello che sa di woke e di cancel culture.
Che tempismo!