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CSRD: 4.000 imprese coinvolte, 12 standard e oltre 1.100 richieste informative

Tutti gli interventi del convegno sulla Corporate Sustainability Reporting Directive che si è svolto a Roma lo scorso 28 maggio, presso la sede della Delegazione Roma di Regione Lombardia.

Il convegno “Sostenibilità e Governance aziendale. Verso la rivoluzione della Direttiva CSRD”, che si è svolto lo scorso 28 maggio a Roma, ha messo sotto la lente d’ingrandimento rischi e opportunità della Direttiva europea applicata al tessuto imprenditoriale italiano che è composto prevalentemente da PMI.

Tra i temi toccati:

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  • L’approccio di filiera che la CSRD impone;
  • Il ruolo dell’EFRAG e dei prossimi “standard settoriali”;
  • Il volontariato di competenza;
  • La collaborazione tra aziende e Terzo settore per rispondere agli obblighi di rendicontazione;
  • La sfida per le PMI.

Del perché si tratti di una rivoluzione lo ha sottolineato Carmela Borsino, Senior Advisor  di Consob: “Le imprese che dovranno rendicontare in Europa passeranno da 11.000 a 50.000, mentre in Italia sono tra le 180 e le 200 quelle che attualmente pubblicano la dichiarazione non finanziaria, e su cui Consob vigila, e con la CSRD diventeranno 4.000. Un numero molto più ampio che coinvolgerà tante aziende che non hanno ancora una cultura della sostenibilità, un approccio al reporting”.

Un punto cruciale è infatti  l’approccio di filiera che la CSRD impone: l’impresa non dovrà rendicontare solo la sua parte, ma dovrà dar conto di quello che succede a monte e a valle. Nel tessuto economico italiano la filiera è composta prevalentemente da PMI, a cui bisognerà chiedere i dati sulla sostenibilità, che gli permettano di stare in quella catena produttiva, perché il rischio è l’estromissione.

L’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) nel suo ruolo di consulente tecnico della Commissione europea, ha fornito nel 2023 il set di 12 standard per redigere il bilancio di sostenibilità, che per le aziende si traducono con “oltre 1100 richieste informative, di cui 200 da dare sempre, 800 da dare su temi materiali, il resto su base volontaria” come ha ricordato Consob, sottolineando ancora una volta la portata della rivoluzione. 

Chiara Del Prete, Presidente TEG di EFRAG, ha portato quindi l’attenzione su un altro aspetto che può risultare complicato per le imprese, ovvero l’analisi della materialità, ovvero degli ambiti che ogni azienda deve dichiarare. “Proprio per questo EFRAG sta preparando il prossimo step previsto per i primi mesi del 2025, che è quello degli standard settoriali, che permetterà di avere più certezza su quelli che sono gli ambiti di materialità di ciascun settore. Le aziende avranno già un elenco degli argomenti, che sapranno già essere materiali per quel settore.  Si partirà  dai settori più impattanti: oil e gas, industria estrattiva, tessile e trasporto. Mentre nel 2026 saranno messi in consultazione banca e istituzioni finanziarie, assicurazioni e capital market.

Luigi Bobba, Presidente di Fondazione Terzjius ha spostato il focus sulla “S” di ESG, considerata il punto debole dei criteri di misurazione e trattando il fenomeno del cosiddetto volontariato di competenza, attraverso la presentazione dell’indagine di Unioncamere “Excelsior”. “Secondo tale indagine circa il 5% delle imprese italiane con più di 50 dipendenti dà la possibilità ai propri dipendenti di fare volontariato durante l’orario di lavoro e il 26% si dichiara disponibile a offrire in futuro questa opportunità ai propri collaboratori”. All’interno del campione composto da circa 5000 aziende, il 40% dichiara di adottare programmi di volontariato di competenza ovvero forme di prestito non oneroso di propri collaboratori verso Onlus o ETS in modalità non occasionali e non residuali. Tra le tipologie identificate nell’analisi qualitativa prevalgono nettamente quella relativa al volontariato educativo (attività a favore di studenti e minori in difficoltà) e quello di consulenza (attività di informazione e sensibilizzazione su temi di rilevanza sociale, sportelli informativi, ecc).

La collaborazione tra aziende e Terzo settore può andare anche oltre il volontariato di competenze.  Le partnership tra aziende e organizzazioni quali le Fondazioni di Comunità sono state infatti al centro dell’intervento di Giovanni Mantovani, Presidente Fondazione Comunità Veronese, che ha detto come queste realtà abbiano degli strumenti e delle competenze utili per le aziende per rispondere a questi obblighi di rendicontazione, con dei risvolti pratici importanti: “Questo approccio può migliorare la trasparenza e l’affidabilità delle informazioni di sostenibilità ed evitare il “greenwashing” sociale”.

Isabella Manfredi, Chief Sustainability And Communication Officer Feralpi Group, Michelangelo Suigo, External Relations, Communication, Sustainability Director di Inwit hanno presentato le loro case history aziendali.

Isabella Manfredi, Chief Sustainability And Communication Officer Feralpi Group
Michelangelo Suigo, External Relations, Communication, Sustainability Director di Inwit

Mentre Andrea Rotondo, Presidente Confartigianato Roma ha trasmesso “la necessità per le PMI – soprattutto manifatturiera e artigianato – di veder armonizzati gli indicatori e la richiesta documentale, che deve essere semplificata, soprattutto se alcuni dati sono già disponibili altrove”

Andrea Rotondo, Presidente Confartigianato Roma

Al convegno sono intervenuti inoltre Federico Fioretto e Siu Lie Tan di  Exsulting, e Alessandra Bucci Presidente di Join Group, partner dell’evento

Federico Fioretto, CEO Exsulting
Siu Lie Tan racconta l’esperienza di TITAN.
Alessandra Bucci Presidente di Join Group

Il convegno si è svolto con la collaborazione della Delegazione Roma di Regione Lombardia.

“Regione Lombardia, – come ha ricordato Andrea Salini, Dirigente Delegazione Roma  – dopo un percorso quinquennale di costruzione di capacità e strumenti (il Forum regionale per lo sviluppo sostenibile giunge alla quinta edizione quest’anno) ha portato la sostenibilità al più alto livello della sua programmazione politica con il Programma Regionale di Sviluppo Sostenibile (PRSS). A questo si uniscono diversi strumenti e iniziative per definire obiettivi e traguardi, rendere coerenti le politiche e coinvolgere gli attori del territorio”.

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