Da domeni entrerà ufficialmente in vigore il DDL 1864, noto come DDL Beneficenza, il provvedimento nato dopo il cosiddetto Pandorogate con l’obiettivo di rafforzare la trasparenza nelle iniziative commerciali che destinano parte dei ricavi a finalità benefiche.
La nuova normativa introduce obblighi informativi più stringenti per le imprese che promuovono campagne di Cause Related Marketing, affidando all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) il compito di vigilare sul rispetto delle disposizioni e di applicare eventuali sanzioni. Il testo, approvato senza modifiche rispetto alla versione iniziale, punta a garantire ai consumatori informazioni più chiare sulle modalità con cui vengono raccolti e destinati i fondi.
Pur condividendo l’esigenza di contrastare pratiche scorrette che rischiano di compromettere la fiducia nelle iniziative solidali, diversi soggetti coinvolti nel percorso legislativo hanno espresso perplessità sugli aspetti operativi della norma.
Durante l’iter parlamentare sono stati ascoltati rappresentanti del mondo delle imprese, del fundraising e della stessa AGCM, ma molte delle osservazioni presentate non sono state recepite nel testo definitivo.
Tra le voci più critiche c’è quella di UPA, l’associazione che rappresenta le aziende investitrici in pubblicità. Nel corso dell’Assemblea annuale, il presidente Marco Travaglia ha evidenziato la necessità di approfondire le criticità emerse per individuare possibili soluzioni che rendano la normativa più facilmente applicabile.
UPA rappresenta sia imprese che promuovono campagne solidali sia organizzazioni del Terzo Settore che beneficiano delle donazioni. Secondo l’associazione, una regolamentazione poco chiara potrebbe generare diffidenza nei consumatori e scoraggiare le iniziative benefiche.
La principale preoccupazione riguarda il possibile impatto economico sul Terzo Settore. Secondo le stime richiamate da UPA, la nuova disciplina potrebbe determinare una diminuzione delle devoluzioni comprese tra il 20% e il 30%, con ripercussioni dirette sugli enti non profit e, soprattutto, sui beneficiari finali dei servizi finanziati attraverso queste campagne.
L’associazione sottolinea che le imprese non contestano l’introduzione di regole più rigorose, ma chiedono che siano semplici, chiare e concretamente applicabili. Nelle prossime settimane l’attenzione si concentrerà sulla predisposizione del regolamento attuativo da parte dell’AGCM, che dovrà definire modalità operative, modelli informativi e criteri sanzionatori.
Anche ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser ha espresso riserve sul provvedimento, evidenziando come la norma disciplini esclusivamente il Cause Related Marketing, lasciando escluse altre modalità di raccolta fondi e di collaborazione tra imprese ed enti del Terzo Settore.
Tra le principali criticità segnalate figurano:
- un incremento degli adempimenti burocratici per aziende ed enti coinvolti;
- risorse limitate assegnate all’AGCM per i controlli;
- una possibile sovrapposizione con il Codice del Consumo e con la normativa europea sulla tutela dei consumatori;
- l’obbligo di comunicazioni preventive all’Autorità, nonostante il suo ruolo sia tradizionalmente di vigilanza successiva;
- tempistiche di rendicontazione considerate troppo ristrette rispetto alla durata delle campagne;
- obblighi informativi difficili da gestire sulle confezioni dei prodotti, mentre il settore proponeva soluzioni digitali più flessibili, come l’utilizzo di QR Code per consentire ai consumatori di accedere a tutte le informazioni relative ai progetti sostenuti.
Con l’entrata in vigore del DDL Beneficenza si apre una nuova fase per il rapporto tra imprese, consumatori e organizzazioni del Terzo Settore. L’obiettivo di rafforzare la trasparenza è ampiamente condiviso, ma resta aperto il confronto sull’efficacia delle nuove disposizioni e sul rischio che un eccesso di complessità finisca per penalizzare proprio le iniziative solidali che la norma intende tutelare.