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El Niño spinge il Pianeta nella “zona di pericolo”: l’allarme dell’Onu sul clima estremo

Il segretario generale Antonio Guterres avverte sui possibili effetti di un fenomeno destinato a intensificare siccità, alluvioni, incendi e crisi alimentari. A rischio comunità, economie e milioni di persone

Il Pianeta entra sempre più in una zona di pericolo climatica, stretta tra gli effetti del riscaldamento globale e l’intensificarsi di El Niño. Il fenomeno climatico, secondo le Nazioni Unite, rischia infatti di aggravare ulteriormente eventi estremi già sempre più frequenti e intensi, con conseguenze che potrebbero colpire duramente comunità, economie e sistemi alimentari.

A lanciare l’allarme è il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, secondo il quale El Niño sta assumendo dimensioni eccezionali in un contesto in cui la crisi climatica sta già portando il Pianeta verso condizioni sempre più difficili da prevedere.

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La preoccupazione nasce soprattutto dalla combinazione tra un forte El Niño e temperature globali già innalzate dalle attività umane. Un fenomeno che potrebbe spingere ulteriormente verso l’alto il termometro globale e rendere ancora più probabili siccità, inondazioni, ondate di calore e incendi.

Secondo le stime dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale delle Nazioni Unite, El Niño è destinato a diventare molto intenso e potrebbe persistere fino a febbraio. Le sue conseguenze, tuttavia, rischiano di protrarsi ben oltre la conclusione del fenomeno.

La segretaria generale dell’OMM, Celeste Saulo, ha sottolineato come El Niño possa rappresentare un colpo particolarmente duro per le popolazioni più vulnerabili. In diverse aree del mondo gli effetti sono già evidenti, tra siccità prolungate e inondazioni che mettono sotto pressione territori e comunità.

L’intensificazione del fenomeno potrebbe aggravare ulteriormente questi impatti, aumentando i rischi per la sicurezza alimentare, le risorse idriche e la capacità delle popolazioni di affrontare le emergenze climatiche.

Gli effetti di El Niño sono già visibili in diverse aree del Pianeta. In Indonesia il caldo e la siccità contribuiscono ad aumentare il rischio di incendi boschivi, mentre in India il fenomeno può indebolire le fondamentali piogge monsoniche. In Australia cresce la minaccia degli incendi e in Sudamerica aumenta il rischio di precipitazioni e inondazioni più intense.

A preoccupare maggiormente sono le possibili conseguenze sociali della crisi climatica. Siccità e alluvioni possono compromettere i raccolti, ridurre la disponibilità di acqua e mettere in difficoltà intere economie locali.

Il Programma Alimentare Mondiale ha inoltre avvertito che gli effetti di El Niño potrebbero spingere circa 50 milioni di persone verso condizioni di fame acuta. Un dato che evidenzia come il cambiamento climatico sia anche una questione di disuguaglianza e giustizia sociale: sono infatti le comunità più fragili e meno attrezzate a fronteggiare le emergenze quelle che rischiano di pagare il prezzo più alto.

Il messaggio delle Nazioni Unite è chiaro: non basta più reagire alle emergenze. Occorre rafforzare la capacità di prevenzione e adattamento, sostenere i sistemi di monitoraggio e proteggere le popolazioni più esposte.

E’ necessaria una mobilitazione internazionale senza precedenti, con il coinvolgimento dei servizi meteorologici e idrologici nazionali, fondamentali per migliorare le previsioni e ridurre i rischi per le persone e i territori.

La crisi climatica continua così a dimostrare la sua dimensione globale: ciò che accade nell’atmosfera ha conseguenze dirette sulla salute, sull’economia, sul cibo e sulla vita di milioni di persone.

El Niño potrebbe rendere questa realtà ancora più evidente. E il rischio è che, senza un’accelerazione delle politiche climatiche e delle strategie di adattamento, la “zona di pericolo” indicata dalle Nazioni Unite diventi sempre più difficile da abbandonare.

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