La Fondazione Giulia Cecchettin ha realizzato uno spot per riportare l’attenzione sul ruolo del linguaggio e di alcune dinamiche quotidiane che si innescano e normalizzano dei comportamenti che in realtà sono controllanti.
Il video si apre con un “semplice” “Non si può più dire niente”, da cui parte l’escalation, con un susseguirsi di frasi come:
- “Io ho solo detto di non vestirsi così”
- “Io le ho solo controllato il telefono”
- “Ho mandato in giro un paio di foto”
- “Io ho tirato un pugno sul muro”
- “Senza di me non sei niente”
Per poi terminare con: “Io le ho solo detto: se mi lasci ti ammazzo”.
Il film si chiude con la frase: “La violenza non nasce all’improvviso. Si insinua nella nostra cultura. Se non cambiamo, cambieranno solo i nomi delle vittime”.
L’obiettivo è quindi quello di spostare il focus dall’atto violento in sé alla cultura che lo legittima. Lo spot chiama in causa la responsabilità maschile e l’importanza di intervenire “tra pari” al fine di fermare degli atteggiamenti e delle frasi sbagliate, che sono il terreno fertile per gli episodi estremi di violenza sulle donne.
Come afferma Gino Cecchettin, presidente della Fondazione: “la violenza nasce nel linguaggio… nelle piccole forme di controllo che continuiamo a chiamare ‘normali’”. È quindi necessario interrompere questo meccanismo, partendo da rispetto, ascolto e responsabilità, perché come recita il claim di chiusura: “Se non cambiamo, cambieranno solo i nomi delle vittime”.
Lo spot è visibile sui canali della Fondazione ed è affiancato da una versione radio con la voce di Francesco Pannofino. La direzione creativa è firmata Cookies Agency, la produzione è di Grøenlandia e la regia è affidata a Simone Godano.