Il caffè Kimbo, simbolo napoletano, ha firmato un protocollo d’intesa – “Un Chicco di Speranza” con l’arcidiocesi si Napoli e la casa circondariale di Secondigliano.
Il progetto mira al reinserimento professionale dei detenuti, attraverso tre tipologie di percorsi legati al mondo del caffè: un percorso di training per diventare baristi, una formazione per diventare manutentori delle macchine da caffè di proprietà di Kimbo (che prevede anche l’organizzazione di un’officina e un magazzino ricambi all’interno del carcere), fino alla coltivazione del caffè su un’area di 10mila metri quadrati ubicata nel perimetro dell’istituto penitenziario.
Una piantagione del “Caffè di Secondigliano” che prevede anche il coinvolgimento della Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, attraverso un percorso di sostenibilità, per sfruttare le potenzialità organolettiche del terreno.
Sono dieci i detenuti selezionati e già coinvolti nel progetto, che a metà ottobre inizieranno i corsi per barista nelle aule del Kimbi Training Center.
«Un seme di speranza», secondo il presidente di Kimbo, Mario Rubino, che afferma «Abbiamo ricevuto tanto dalla città di Napoli e se oggi Kimbo è il caffè di Napoli, distribuito in 100 paesi del mondo, lo dobbiamo anche alle nostre radici».