Nonostante un contesto globale segnato da guerre, tensioni geopolitiche e incertezza economica, l’Italia conferma un forte impegno collettivo verso lo sviluppo sostenibile. Il 9° Festival dello Sviluppo Sostenibile, promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), si è concluso oggi alla Camera dei Deputati con numeri record e messaggi chiari: la sostenibilità è diventata un valore condiviso e un driver di sviluppo strategico per imprese e istituzioni.
Con oltre 1.300 iniziative distribuite lungo tutto il mese di maggio e una copertura digitale che ha coinvolto 3,5 milioni di persone in streaming, il Festival ha rappresentato un’importante mobilitazione della società civile, del mondo imprenditoriale e accademico. Un segnale forte che testimonia la maturazione della “cultura della sostenibilità” in Italia.
Nel corso dell’evento conclusivo “L’ora della verità per lo sviluppo sostenibile”, l’ASviS ha presentato i principali dati del Rapporto di Primavera 2025. Secondo l’analisi, le imprese italiane che investono nella sostenibilità ottengono risultati migliori: le aziende manifatturiere con un profilo sostenibile alto hanno registrato una crescita del valore aggiunto del 16,7% rispetto a quelle meno impegnate. Inoltre, oltre il 90% delle imprese intervistate riconosce benefici concreti dall’integrazione della sostenibilità nei propri modelli di business.
Tuttavia, accanto ai segnali positivi, l’ASviS denuncia con forza la debolezza delle politiche pubbliche. Il Piano strutturale di Bilancio 2024-2029 e la Legge di Bilancio 2025 non sono ritenuti sufficienti per affrontare le sfide strutturali del Paese. Ancora troppo frammentarie, infatti, le scelte in ambito sociale e ambientale, spesso in contraddizione con gli obiettivi del Green Deal europeo e con le direttive per l’economia circolare e il restauro della natura.
Il Direttore scientifico dell’ASviS, Enrico Giovannini, ha sottolineato come l’inerzia politica rischi di costare cara: secondo scenari elaborati con Oxford Economics, un’azione strutturata e tempestiva potrebbe far crescere il PIL italiano dell’8,4% entro il 2050; al contrario, l’inazione porterebbe a una crisi climatica devastante con una perdita del 23,8% del PIL.
Di particolare rilevanza anche la proposta di introdurre la Valutazione d’Impatto Generazionale (VIG) – già approvata dal Senato – per rendere sistematico l’esame delle leggi alla luce delle loro conseguenze sulle future generazioni. Una misura coerente con la riforma costituzionale del 2022 e con lo spirito della Dichiarazione sulle Future Generazioni adottata dalle Nazioni Unite.
Marcella Mallen, Presidente dell’ASviS, ha ribadito l’urgenza di “ripensare il modello di sviluppo su basi più giuste, scientifiche e innovative”, mentre Pierluigi Stefanini ha sollecitato il Governo a predisporre un vero Piano di accelerazione trasformativa, costruito in dialogo con la società civile.
Il Festival 2025 ha dunque confermato l’esistenza di un’Italia pronta a cambiare, ma ha anche lanciato un chiaro monito alla politica: il tempo delle scelte rinviate è finito. Il futuro sostenibile non è solo un dovere morale, ma un’occasione storica per riformare economia, società e istituzioni in chiave equa e resiliente.