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In Europa 95 milioni di persone a rischio povertà, 1 su 4 in Italia

Eurostat e Istat pubblicano i Report su reddito e condizioni di vita

Nel 2022, nell’Unione europea 95,3 milioni di persone, – al 21,6% della popolazione- erano a rischio di povertà o di esclusione sociale. Lo ha reso noto lo scorso 14 giugno Eurostat, precisando che il dato è rimasto stabile rispetto al 2021, quando erano 95,4 milioni le persone a rischio.   

Il report spiega che il rischio di povertà o esclusione sociale, “è più elevato” per le donne rispetto agli uomini (22,7% rispetto al 20,4%) e oltre un quinto (22,4%) delle famiglie europee con figli a carico è a rischio.   

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I valori più elevati sono stati osservati in Romania (34%), Bulgaria (32%), Grecia e Spagna (26%).

Le quote più basse sono state registrate in Repubblica Ceca (12%), Slovenia(13%) e Polonia (16%).

L’Italia è al di sopra della media europea con il 24,4%, con 14,3 milioni di persone a rischio. 

Lo certifica il Report dell’Istat su reddito e condizioni di vita 2021-2022, anch’esso pubblicato lo scorso 14 giugno.

Lo scorso anno poco meno di un quarto della popolazione italiana (24,4%) era a rischio povertà o esclusione sociale, quasi come nel 2021 (25,2%). 

Grazie alla ripresa dell’economia dopo la pandemia e l’incremento di occupazione e redditi, si è ridotta significativamente la popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (4,5%rispetto al 5,9% del 2021) mentre è rimasta stabile la popolazione a rischio di povertà (20,1%). 

Nel 2022 il 20,1% delle persone residenti in Italia risultava a rischio di povertà (circa 11 milioni e 800mila individui) avendo avuto, nell’anno precedente l’indagine, un reddito netto equivalente, senza componenti figurative e in natura, inferiore al 60% di quello mediano (ossia 11.155 euro). A livello nazionale la quota di popolazione a rischio di povertà è rimasta uguale all’anno precedente (20,1%).   

Il 4,5% della popolazione (circa 2 milioni e 613mila individui) si trovava in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, ossia presentava almeno sette segnali dei tredici individuati dal nuovo indicatore Europa 2030. Rispetto al 5,9% del 2021, sottolinea l’Istat, “vi è una decisa riduzione delle condizioni di grave disagio, grazie alla ripresa dell’economia dopo la crisi pandemica e l’incremento dell’occupazione e dei redditi familiari”. 

La riduzione della percentuale di popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale è marcata al Nord-ovest e al Centro.

Il 9,8% degli individui viveva in famiglie a bassa intensità di lavoro (indicatore Europa 2030), ossia con componenti tra i 18 e i 64 anni che nel 2022 hanno lavorato meno di un quinto del tempo, percentuale in riduzione rispetto al10,8% del 2021, come conseguenza delle migliori condizioni del mercato del lavoro.   

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