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In ricordo di Angiolino

Il ricordo commosso di Alberto Contri

Sono due mesi che Angiolino Lonardi ci ha lasciati.

E’ una banalità dire che ci ha lasciato anche un grande vuoto, ma nel suo caso non lo è.

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Perché lui era, come dicono gli anglosassoni, a man larger than life, vale a dire un uomo più grande della sua stessa vita.

L’ho conosciuto ne 1976, quando avevo fondato Radio SuperMilano, che era anche un laboratorio di formazione per aspiranti giornalisti, che oggi hanno raggiunto tutti posizioni di rilievo: coordinati da Fiorenzo Tagliabue c’erano Bernardini, Rancilio, Giojelli, Fontolan, Maggioni e diversi altri, nominarli tutti sarebbe troppo lungo.

Entrato in Rai, Angiolino  aveva fondato il Segretariato Sociale in virtù della sua grande passione per il volontariato organizzato. Fu una intuizione clamorosa, che continua ancora oggi a dare i suoi frutti. Come spesso succede in quella azienda spesso governata dalla politica, ad un certo punto l’incarico gli fu tolto, e posso immaginare il dolore che abbia provato.

Per una strana volontà extra-terrena -e la politica non c’entrò affatto- fui nominato consigliere della RAI, e così lo scelsi immediatamente come mio assistente.

Fu un periodo intenso, complesso ma ricco di soddisfazioni. Angiolino mi preparava un sacco di spunti sempre ricchi di riferimenti letterari, che io sviluppavo in articoli e interviste. La cosa piacque non poco, e ricordo che suscitai l’irritazione del presidente Zaccaria per il fatto che la mia rassegna stampa era la più corposa di quelle di tutti gli altri consiglieri, lui compreso. Molta parte del merito era dei contenuti preparati da Angiolino.

Terminati due mandati biennali da consigliere fui nominato Amministratore Delegato di Rainet dove in cinque anni posi le basi dell’attuale RaiPlay. Ma non potei portarlo con me e lui, nel frattempo, s’era imbarcato in altre avventure aziendali.

Ad un certo punto fu messo a sviluppare il progetto di RaiUtile: una sorta di canale dedicato alle varie forme del sociale (ecco le antiche passioni) affrontate dal lato della formazione. Geniale fu l’intuizione di utilizzare la tecnologia per trasmettere centinaia di ore di formazione nell’intervallo di quadro dei frame televisivi, visibili tramite apposito decoder. Una grande anticipazione delle piattaforme tv come le conosciamo oggi.

Poi per un po’ le nostre strade si sono separate. Uscito dalla RAI si dedicò alla gestione di attività di ufficio stampa e organizzazione di eventi e congressi sempre su tematiche di grande rilevanza sociale e di livello internazionale.

Quando, dopo vent’anni di presidenza, lasciai la Fondazione Pubblicità Progresso, lui mi chiamò e mi propose di costruire sulla struttura del Premio per la Pubblicità Sociale S.Bernardino un Centro per la Responsabilità Sociale d’Impresa, un altro mio pallino da sempre.

Così ci siamo ritrovati riprendendo l’antico sodalizio, e per me era una vera gioia lavorare con lui ed Egidio Maggioni (guarda caso un altro dei giovani rampanti di Radio SupeMilano) a sempre nuovi progetti di carattere sociale.

Negli ultimi anni un tumore che era guarito da tempo si era risvegliato, ma lui continuò a impegnarsi nel lavoro come se nulla fosse.

Ha combattuto a lungo come un leone suscitando in tutti quelli che lo circondavano una affettuosa ammirazione.

Adesso, l’unico modo per riempire il vuoto che ci ha lasciato, è cercare di continuare a far vivere il meglio possibile ciò che aveva costruito con tanta passione.

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