HomeAmbienteLa crisi invisibile dell’acqua: 2,1 miliardi di persone senza accesso sicuro

La crisi invisibile dell’acqua: 2,1 miliardi di persone senza accesso sicuro

vMentre il bene più prezioso arriva a essere scambiato in Borsa come l’oro, un nuovo rapporto UNICEF/OMS denuncia disuguaglianze e ritardi sugli obiettivi 2030

Aprire il rubinetto è un gesto semplice e quotidiano, ma non per tutti. Dal 2020 l’acqua è quotata in Borsa, trasformata in un asset finanziario al pari dell’oro. Una realtà che stride con la condizione di 2,1 miliardi di persone che non hanno accesso a fonti sicure, secondo il nuovo rapporto congiunto UNICEF/OMS.

Il documento, presentato durante la Settimana Mondiale dell’Acqua, fotografa un mondo a due velocità: 3,4 miliardi di persone non dispongono di un bagno dignitoso e 1,7 miliardi non possono lavarsi le mani in casa. Obiettivi fissati dall’Agenda 2030, come la copertura universale di acqua potabile e servizi igienici, appaiono oggi sempre più lontani: per colmarne il divario, servirebbe un’accelerazione da sei a otto volte rispetto all’attuale ritmo di progresso.

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Disuguaglianze e conseguenze sociali

Il report evidenzia che le privazioni non colpiscono in modo casuale, ma seguono precise linee di frattura economica e sociale. Le comunità rurali, le minoranze etniche e i Paesi a basso reddito sono i più penalizzati. Un abitante di un Paese povero ha più del doppio delle probabilità di non avere acqua sicura e tre volte quelle di non avere accesso a strutture igieniche.

Un impatto drammatico ricade su donne e ragazze, spesso incaricate della raccolta dell’acqua, un compito che in molte zone dell’Africa subsahariana e dell’Asia richiede oltre 30 minuti al giorno. Un impegno che riduce il tempo dedicato all’istruzione e aumenta i rischi per la sicurezza personale, aggravato dalla mancanza di servizi adeguati durante il ciclo mestruale.

Una corsa contro il tempo

A cinque anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, l’obiettivo di garantire acqua potabile e servizi igienici per tutti sembra sempre più un miraggio. Persistono pratiche come la defecazione all’aperto, ancora diffuse tra 354 milioni di persone, che richiederanno progressi straordinari per essere eliminate.

«L’acqua e i servizi igienici non sono privilegi, ma diritti umani fondamentali», ha ribadito il dottor Ruediger Krech dell’OMS, sottolineando che la questione va oltre le infrastrutture: è una sfida di dignità, salute e futuro per oltre un quarto della popolazione mondiale.

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