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“La ferita del Mediterraneo”: un cerotto galleggiante per non dimenticare chi muore in mare

Un’installazione artistica davanti al lungomare di Bari ricorda le oltre 1.600 vittime del Mediterraneo centrale nel 2024. L’opera è parte della campagna di SOS Mediterranee per sostenere il primo soccorso medico in mare

Il Mediterraneo, da sempre simbolo di incontro tra civiltà, oggi è una ferita aperta. Nel solo 2024, ben 1.692 persone sono morte o risultano disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Numeri che raccontano una tragedia quotidiana, spesso invisibile. Per sensibilizzare su questa emergenza umanitaria, Viceversa Studio, in collaborazione con SOS Mediterranee, ha ideato “La Ferita del Mediterraneo”, un’installazione artistica galleggiante realizzata in occasione della campagna estiva di raccolta fondi.

L’opera consiste in un cerotto gigante di 90 metri quadrati, posizionato davanti al lungomare Imperatore Augusto di Bari, visibile dalla costa e dal cielo nei giorni 12 e 13 luglio. Un’immagine potente e simbolica, per richiamare l’attenzione sulla necessità di “curare” questo mare martoriato e le persone che ogni giorno vi cercano salvezza.

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Prodotta da Saccage e patrocinata dal Comune di Bari, l’installazione è parte di una più ampia iniziativa volta a valorizzare il lavoro medico di primo soccorso svolto dagli equipaggi umanitari, spesso nell’indifferenza generale. A bordo della nave Ocean Viking, solo nel 2024, sono state effettuate 1.357 visite mediche: casi di disidratazione, ustioni, denutrizione, traumi fisici e psicologici sono all’ordine del giorno.

La direzione creativa dell’intero progetto è firmata da Luciano Marchetti e Davide Canepa per Viceversa Studio, con la partecipazione di numerosi professionisti del mondo della comunicazione visiva, della produzione e del design. Fondamentale anche il contributo creativo e produttivo di Odd EP.

Con “La Ferita del Mediterraneo”, l’arte si fa denuncia, memoria e strumento per sostenere chi ogni giorno lavora per salvare vite. Un gesto concreto per ricordare che dietro ogni numero c’è una persona, un volto, una storia. E che il mare, invece di essere una tomba, può tornare a essere un ponte.

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