La Gran Bretagna vieta la pubblicità sul cibo spazzatura. Dal primo ottobre 2025 gli spot del cosiddetto junk food, dalle 5.30 del mattino sino alle 21, saranno vietati.
Il governo laburista prosegue il lavoro iniziato da Boris Johnson, con l’obiettivo di tutelare soprattutto bambini e ragazzi, ovvero il target principale di questi alimenti che contribuiscono ad aumentare il tasso di obesità del paese oltre che minacciare la salute pubblica, secondo quello che dicono gli organismi sanitari.
Questo divieto sarà accompagnato dal divieto assoluto anche di spot online a pagamento di questi cibi non salutari.

L’allarme dell’OMS
Il report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2022, ripreso da uno studio pubblicato recentemente sulla rivista The Lancet, denuncia come quasi un bambino e una bambina su tre (il 29% dei maschi e il 27% delle femmine) nella Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) è obeso o in sovrappeso.
Lo studio evidenzia come questa forma di malnutrizione sia raddoppiata dal 1990 e quadruplicata tra i bambini e gli adolescenti (dai 5 ai 19 anni di età). Non solo obesità, anche il sovrappeso dilaga e affligge il 43% della popolazione adulta mondiale.
Nel 2022 erano più di un miliardo le persone obese, ovvero una persona su otto che nel mondo vive con l’obesità.

Le indicazioni dell’OMS
E così, anche se i tassi di denutrizione sono diminuiti, la grave criticità dell’obesità rimane una sfida per la salute pubblica in molti luoghi, in particolare nel sud-est asiatico e nell’Africa sub-sahariana.
Proprio per contrastare le cattive abitudini alimentari della popolazione, l’OMS ha da tempo proposto alcune azioni, come appunto vietare la pubblicità online di alimenti poco salutari per i bambini.
Altre iniziative che potrebbero essere implementate – come suggerisce l’Organizzazione che ha sede a Ginevra – sono:
- tassare gli alimenti e le bevande zuccherate;
- limitare il posizionamento e la promozione in primo piano di alimenti poco salutari;
- limitare la presenza di negozi take away nei quartieri a basso reddito.

La lotta all’obesità come azione di responsabilità sociale
All’indomani della Giornata Mondiale dell’Alimentazione è bene ricordare che nella battaglia contro questa forma di malnutrizione, non sono sufficienti programmi scolastici sulla corretta alimentazione, campagne di sensibilizzazione su dieta sana e attività fisica, ma serve un approccio multisettoriale.
L’obesità è una responsabilità sociale oltre che individuale.
Per questo sono necessarie azioni anche fiscali e normative che coinvolgano il settore privato, responsabilizzandolo dei propri prodotti, agendo su tutti quei determinanti della salute, come una produzione alimentare sana e un marketing che limiti la commercializzazione dannosa di cibi troppo processati, soprattutto quando il “bersaglio” sono bambini e ragazzi.

La situazione italiana
Come la Gran Bretagna che vieta la pubblicità sul cibo spazzatura, anche la Germania ha dichiarato guerra al junk food e in particolare alla pubblicità rivolta ai più piccoli. E l’Italia?
Al momento in Italia non c’è alcuna intenzione concreta di portare avanti questo discorso, oltre che a mancare di una seria politica sulla nutrizione in grado di orientare le scelte dei giovani. Iniziative come quella inglese, non graverebbero sulla spesa pubblica.
Certo non dobbiamo dimenticare che le grandi aziende produttrici di snack, merendine, dolci ricchi di zucchero e ultra processati, sono anche tra i big spender pubblicitari, che pianificano massivamente anche sul servizio pubblico televisivo italiano.
Ma questa non può essere una buona ragione per cui la patria della “dieta mediterranea”, non decida di affrontare questo tema, responsabilizzando tutti gli attori in gioco, accogliendo la richiesta che arriva anche dalla Società Italiana di Pediatria (Sip), secondo la quale la “sponsorizzazione di cibo spazzatura ha influito in maniera negativa sulle richieste dei bambini agli adulti, ma anche sui comportamenti e sulle convinzioni legate al cibo“.