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La Responsabilità sociale d’Impresa

Oggi si parla molto spesso di Responsabilità sociale d’impresa (RSI), in inglese Customer Social Responsability (CSR), ma in pochi sanno davvero cosa sia e quanto possa essere strategica per le aziende. Adottare strategie di CSR porta l’azienda ad un miglioramento, non solo in termini economici, ma anche e soprattutto per quanto concerne la brand reputation.  Con il termine CSR si indicano tutte le azioni che un’azienda mette in campo per responsabilizzarsi nei confronti dei suoi stakeholder (azionisti, consumatori,  dipendenti e fornitori). È come un’armonia che si crea, in un piano strategico aziendale creato ad hoc, tra gli obiettivi economici, quelli sociali e quelli ambientali. 

Cerchiamo ora però di approfondire la questione e capire quando si è iniziato a parlare di CSR, i suoi elementi distintivi, cosa vuol dire essere delle imprese socialmente responsabili e quanto per le aziende sia conveniente esserlo

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INDICE

Contesto storico di sviluppo della Responsabilità Sociale D’impresa

Per quanto possa sembrare strano, i primi dibattiti sul tema della CSR risalgono al XIX e il XX secolo quando in America si crearono delle legislazioni antimonopolistiche, che portarono alla sperimentazione della filantropia d’impresa. Per filantropia d’impresa s’intendono tutte quelle aziende che compiono azioni e creano iniziative a favore del miglioramento della qualità di vita delle persone e della comunità in generale. 

Da queste prime vicende, iniziò a sviluppare una cultura del mondo lavorativo in cui si prestava attenzione alle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori, sviluppando così le prime forme di welfare aziendale.

In seguito, il concetto di CSR venne ripreso negli anni 20’ da Berle e Means cercando di identificare l’interesse sociale dell’impresa ed evidenziando l’importante separazione, all’interno dell’impresa, tra il concetto di proprietà e di controllo. Il controllo infatti, viene attribuito ad un organo esterno al dirigente dell’azienda, che quindi prende decisioni ed esegue obblighi dovendo rendere conto ad un’altra figura sopra di lui. 

Berle, poi, identifica due figure separate all’interno dell’azienda, con compiti differenti: l’azionista, colui che detiene il potere decisionale e ha anche il potere nei confronti del manager aziendale, a cui attribuisce il compito di generare profitto.

Poi, con gli anni 50, si segna l’entrata del tema della CSR nel mondo accademico, grazie al contributo di H.R.Bowen. Con il suo libro dal titolo “Social Responsibility of Businessman” Bowen si contrappone a quanto detto precedentemente da Berle sull’inferiorità della figura del businessman rispetto all’azionista. Bowen afferma, infatt,i la centralità del ruolo del businessman nell’azienda, è lui che aveva degli obblighi sociali nel prendere le decisioni e raggiungere gli obiettivi prefissati.

La RSI fa riferimento agli obblighi degli uomini di affari di perseguire quelle politiche, prendere quelle decisioni, o seguire quelle linee di azione auspicabili in termini di obiettivi e valori della nostra società. (cfr. Bowen)

Negli anni 60’ subentrò poi il contributo di Keith Davis che, nel suo testo “ Iron low and responsability” sostiene che “Un’azienda non può dirsi socialmente responsabile se si attiene ai minimi requisiti di legge: è quanto ogni buon cittadino dovrebbe fare. Nel lungo periodo, chi non usa il proprio potere in un modo considerato responsabile della società lo perderà.(Iron law of responsibility, ‘70- K. Davis). L’economista collega la responsabilità sociale a tutte le azioni decise dal businessman, non strettamente collegate allo sviluppo di profitti.

Negli anni ‘70 invece, ricordiamo il contributo di  Friedman con “Capitalism and Freedom” che afferma: “Poche tendenze possono minare in modo veramente profondo le fondamenta stesse della società libera come l’accettazione da parte dei dirigenti d’impresa del criterio della responsabilità sociale a differenza di quello di fare più soldi possibili per i loro azionisti.” (Friedman, “Capitalism and Freedom” – 1962). 

Nel 1973 K. Davis, già precedentemente citato, fa un ulteriore passo avanti nel campo della CSR, introducendo la tematica della volontarietà dell’agire delle aziende in modo socialmente responsabile, senza limitare le loro azioni agli obblighi imposti dalla legge. 

Nel corso degli anni poi, il concetto è stato ripreso da tantissimi altri autori, fino ad oggi.

Definizione di Responsabilità Sociale D’impresa

La CSR (Customer Social Responsability) o RSI (Responsabilità Sociale D’impresa) è l’impegno degli individui come singoli o come parte di una società, nel contribuire alla gestione delle problematiche di impatto sociale ed etico all’interno della propria area di attività. È importante che un’azienda comunichi ai propri clienti le politiche, le strategie, i servizi e i prodotti che realizza e sostiene – rendendoli così pienamente consapevoli e partecipi di ciò che acquistano e verso il genere d’azienda a cui si stanno rivolgendo.

Tutto ciò è necessario poiché al giorno d’oggi il consumatore è responsabile delle sue decisioni, e non sceglie più un prodotto o servizio in base al rapporto costi-benefici, quanto in base a dei parametri più ampi che riguardano gli aspetti etici, ambientali o morali. Sceglie l’azienda in cui più si identifica per valori e morale.

La Triple Bottom Line

Tutte le aziende che perseguono comportamenti sostenibili, si impegnano su due ulteriori fronti, che non riguardano solo quello economico: sociale e ambientale, sostenendo un approccio strategico basato sulla Triple Bottom Line. Questo metodo, si basa sulla classificazione della sostenibilità in 3 grandi macroaree: società, ambiente ed economia. Tre ambiti fortemente legati fra loro, poiché la massimizzazione del profitto (sostenibilità economica) contribuisce ad un miglioramento ed un rispetto della qualità dell’ambiente (sostenibilità ambientale) nonché del capitale umano coinvolto (sostenibilità sociale).  Questo approccio permette di conciliare questi tre aspetti della sostenibilità, creando un equilibrio tra le forme.

La sostenibilità sociale è fortemente connessa al principio della socialità e riguarda la tutela dei diritti dei lavoratori e degli uomini in generale. L’azienda riconosce tali diritti, rendendosi conto dell’importanza dei soggetti lavoratori, e li tratta in maniera adeguata con salari e condizioni lavorative dignitose. Inoltre, presta attenzione alla sicurezza nel posto di lavoro attraverso il controllo regolare degli impianti e la periodica sostituzione di essi con impianti all’avanguardia.

La sostenibilità ambientale invece, riguarda il raggiungimento dello stato di eco-efficienza ovvero quando si è in grado di essere competitivi, riducendo al minimo l’impatto ecologico dell’azienda sull’ambiente, l’inquinamento e la produzione di rifiuti.

Infine, la sostenibilità economica si raggiunge mediante la massimizzazione dei profitti e dell’efficienza.

La teoria degli stakeholder

Gli stakeholder, o portatori di interessi, sono tutte quelle singole persone, gruppi o organizzazioni che si avvicinano direttamente o indirettamente ad un brand, per interessi o necessità. Il concetto di stakeholder sembra risalire agli anni 60’ e scomponendolo si può definire come chi possiede gli stock, ovvero le azioni di un azienda. Nel 1984 con il saggio “Strategic management: A stakeholder approach” Edward Freeman introduce la teoria degli stakeholder. Egli afferma che “lo stakeholder di un’organizzazione è un gruppo o un individuo che può influire o essere influenzato dal raggiungimento degli obiettivi dell’impresa.”. 

Freeman stesso li eleva come parte fondamentale dell’impresa, necessari per la sua sopravvivenza. Fa una distinzione inoltre, tra stakeholder primari e secondari. Quelli primari sono parte integrante dell’azienda, come i dipendenti, gli azionisti o i clienti. Mentre quelli secondari sono tutte quelle persone o enti che entrano in contatto con l’azienda senza avere rapporti diretti con essa, come per esempio il mondo dei media, la stampa o le istituzioni.

I benefici della Responsabilità Sociale D’impresa

La CSR genera dei benefici per le persone, per l’ambiente e per l’azienda stessa. Perseguire una strategia di CSR permette alle piccole – medie e grandi imprese di gestire efficacemente le risorse naturali a propria disposizione, ridurre l’impatto ambientale e rispettare i diritti umani lungo tutta la filiera di produzione.

Una particolare attenzione alla gestione delle risorse umane migliora il rapporto lavoro- vita privata dei dipendenti stessi, nonché la salute e la sicurezza all’interno dell’azienda. Tutto ciò ha ricadute anche nella produttività degli stessi, poiché le persone vedendo una così grande attenzione da parte dell’azienda nei loro confronti, saranno più coinvolte e lavoreranno meglio. Da evidenziare, inoltre, il miglioramento della brand reputation dell’impresa e del posizionamento della stessa nel suo mercato di riferimento, avvantaggiata notevolmente rispetto ai suoi competitors. 

Chi sono le aziende socialmente responsabili

Essere socialmente responsabili per un’azienda, vuol dire scegliere volontariamente di instaurare un sistema di governo interno in cui non si considerano solo gli aspetti economici e finanziari – guardando unicamente agli interessi dei manager – ma si presta attenzione al più ampio contesto socio-ambientale in cui l’azienda è inserita e all’influenza che essa esercita su tale contesto. Particolare cura va riservata anche agli stakeholder – i portatori d’interesse che ruotano intorno all’azienda (metto link per la parte sopra dove se ne parla)

Un’azienda socialmente responsabile è quindi un’azienda che genera maggiori ricavi, poiché i consumatori vedendo il forte impegno dell’impresa su più fronti, sono stimolati ad affidarsi a lei per i loro acquisti attuali e futuri.

Quando si parla di CSR inoltre, si  tende a fare una distinzione fra la sua dimensione interna all’organizzazione e quella esterna.

Nella dimensione interna vediamo le gestione della salute e sicurezza, la formazione, la tutela della parità dei diritti e delle opportunità dei lavoratori dell’azienda. La seconda dimensione, invece, fa riferimento a tutto ciò che è esterno all’organizzazione e su cui il lavoro dell’azienda può avere un forte impatto. Più nello specifico, il rapporto con clienti e consumatori – a cui l’azienda deve fornire informazioni chiare e puntuali sul suo operato e sul business – rapporti con i fornitori e in generale con tutta la catena di approvvigionamento – che dev’essere scelta con attenzione nel rispetto dei principi di sostenibilità. Troviamo ancora su questa dimensione le donazioni, le sponsorizzazioni o le attività di beneficenza. 

Tutto questo contribuisce alla formazione della brand image aziendale, determinandone il successo o l’insuccesso.

Normativa di riferimento per la Responsabilità Sociale D’impresa

Uno dei documenti più importanti in materia di responsabilità sociale, è il Libro Verde pubblicato nel 2001 dall’UE, in cui si definisce la responsabilità sociale come l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate, al di là delle prescrizioni legali e degli obblighi contrattuali» (Commissione europea, 2001)

Con questa definizione, l’UE dà una prima vera definizione di Responsabilità sociale d’impresa, evidenziando il rapporto e l’importanza delle due singole dimensioni di essa: interna ed esterna.

Nel 2011 poi la normativa viene ripresa e ampliata. Cambia la definizione di CSR “Un’impresa è socialmente responsabile ogniqualvolta si dota di approcci e strumenti per integrare nella propria gestione gli aspetti relativi a tematiche ambientali, di etica, del rispetto dei diritti umani e dei diritti dei consumatori, con il duplice obiettivo di massimizzare la creazione di valore condiviso con gli stakeholders e di prevenire o mitigare gli impatti negativi della propria attività.

Una definizione questa, sicuramente più specifica e completa che vede una crescita del tema, rispetto a dieci anni prima.

Il 10 marzo 2021 il Parlamento Europeo, approva con 504 voti, una proposta di legge di diligenza e responsabilità per le imprese operanti nel mercato comunitario che segna una presa di posizione molto forte dell’Europa nel campo della tutela dei diritti umani e ambientali. Per la prima volta nella storia, le imprese hanno un vero e proprio obbligo da conseguire dovendo costantemente monitorare e impegnarsi per prevenire qualsiasi effetto negativo – generato dalla loro attività lungo tutta la catena del valore. 

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