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L’appello delle ONG contro i tagli ai fondi UsAid: 307,6 milioni di persone a rischio nel 2025

La lettera diretta ai leader europei firmata da 96 organizzazioni umanitarie

Sono  96  le ong e che hanno firmato la lettera ai leader dell’Unione Europea nella quale chiedono di reagire alla decisione di Donald Trump, che ha congelato i fondi UsAid (United States Agency for International Development), la più grande macchina al mondo di assistenza allo sviluppo all’estero.

Il 2 marzo scorso l’amministrazione Usa ha azzerato il 92% dei finanziamenti dell’ente destinati all’estero: i tagli coinvolgono 10mila progetti per un risparmio di 60 miliardi di dollari, che ha come all’obiettivo la riduzione delle spese pubbliche del Dipartimento per l’Efficienza del governo.

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“Quasi da un giorno all’altro – si legge nella lettera delle organizzazioni della rete Voice –, la distribuzione di vaccini e trattamenti nutrizionali si è fermata, cliniche e scuole hanno chiuso e l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari – tra altri servizi critici – è stato compromesso. Questo – riporta la lettera – rappresenta un colpo drammatico per i 307,6 milioni di persone che si prevede necessiteranno di assistenza umanitaria e protezione urgente nel 2025. Ad esempio con la sospensione degli aiuti statunitensi, 95 milioni di persone perderebbero l’accesso all’assistenza sanitaria di base e 23 milioni di bambini perderebbero l’accesso ai programmi educativi, aumentando i cicli di povertà“. A fronte dei tagli decisi dall’amministrazione Usa molte ong locali, nazionali e di base, che costituiscono la spina dorsale delle risposte umanitarie, hanno già sospeso i programmi, licenziato il personale e molte rischiano la chiusura, compromettendo gravemente la loro capacità di rispondere ai bisogni urgenti delle comunità colpite”.

Si chiede ai leader Ue di aumentare i finanziamenti umanitari che garantiscono l’accesso ai servizi di base alle comunità che stanno affrontando importanti crisi umanitarie, e che fino a poco fa erano sopportate dai progetti finanziati da UsAid.

E “a lungo termine, chiediamo all’UE di assumere il ruolo di promotrice di un dialogo strategico globale per modellare un nuovo sistema umanitario fondato su principi, sostenibile e flessibile, che lavori con e per le comunità più vulnerabili e che si basi su una gamma diversificata di attori, tra cui nuovi donatori, il settore privato e un solido supporto dell’UE e degli Stati Membri. Le ampie ripercussioni delle decisioni di un singolo Stato dimostrano quanto il nostro mondo sia interconnesso. Questo è un appello a tutti gli attori politici dell’UE affinché si schierino a favore dell’umanità e guidino una nuova dinamica politica positiva che salvi vite e faccia una reale differenza per tutti, sia a casa che nel mondo intero”.

Tra le ong firmatarie Terre des Hommes, che dichiara di avere già sospeso i progetti in Libano, Iraq e Colombia: in Libano 3.700 bambini e bambine rifugiate palestinesi perderanno il supporto scolastico e 1.880 minori siriani e libanesi sfollati saranno privati dei servizi di protezione e supporto psicosociale, mentre in Colombia 4.890 persone, di cui 2.197 bambini, “rischiano di non ricevere più i pasti offerti da Terre des Hommes e verranno interrotti i progetti di integrazione socioeconomica per i migranti venezuelani”. E in Iraq “5mila bambini sfollati interni, o recentemente rientrati nelle loro aree di origine, non avranno più accesso a protezione legale e supporto psicosociale. La decisione degli Stati Uniti è senza precedenti per scala, forma e impatto, ed è parte di una tendenza preoccupante a lungo termine. Il divario tra i bisogni umanitari e i finanziamenti disponibili è più che triplicato, passando da 8,4 miliardi di dollari nel 2016 a 26 miliardi nel 2024 a causa di un massiccio aumento delle necessità e, più recentemente, di significativi tagli ai finanziamenti da parte di più donatori, inclusi gli Stati europei”.

I tagli americani  hanno  già colpito anche grandi agenzie Onu, come l’Unicef, che in una lettera inviata allo staff di Europa e Asia Centrale ha specificato di avere stipendi certi solo per pochi mesi, e ha dato precise indicazioni su tagli e congelamento di nuove posizioni, tanto che  il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, ha lanciato un appello a Trump contro la “sospensione degli aiuti umanitari in alcune regione dell’Ucraina. Ridurre il ruolo e l’influenza umanitaria dell’America è contrario agli interessi americani in tutto il mondo. Posso solo sperare che queste decisioni possano essere invertite sulla base di un’analisi più attenta”, ha affermato.

Al coro si unisce che Save the children che afferma “Il taglio degli aiuti esteri degli Stati Uniti avrà un impatto immediato sui bambini, le cui necessità non sono mai state così alte, a causa di una combinazione di fattori come conflitti, cambiamenti climatici e disuguaglianza crescente. E ciò avviene contestualmente alla riduzione dei budget per gli aiuti da parte di un numero sempre maggiore di governi. L’ultimo a farlo, questa settimana è stato il governo del Regno Unito. 

Ciò che stiamo attraversando è un momento difficile e come principale Organizzazione indipendente per i diritti dei minori nel mondo, non possiamo voltare le spalle ai bambini: dobbiamo e vogliamo rimanere resilienti e determinati a fare tutto il necessario per dare ai più piccoli un futuro migliore. Come Organizzazione che lavora in 115 paesi, abbiamo già annunciato una serie di misure necessarie per ridurre i costi di fronte a un deficit di fondi senza precedenti.

I tagli agli aiuti rappresentano una minaccia concreta per i programmi di salute, nutrizione ed istruzione a favore di milioni di bambini e bambine. In Africa, Asia, America Latina, Europa e Medioriente, sono oltre 40 i Paesi colpiti dal brusco arresto degli aiuti esteri da parte del governo degli Stati Uniti. Si prevede inoltre, che ciò comporterà anche la perdita di migliaia di posti di lavoro per gli operatori umanitari.

Il blocco dei finanziamenti ha già lasciato oltre 17 milioni di beni bloccati nei magazzini, sui camion e presso i fornitori. Parliamo di oltre 14,5 milioni di dollari di aiuti che non possono essere consegnati neanche nelle zone in cui sono state dichiarate condizioni di carestia.”

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