HomeNEWSEventiLe “Olimpiadi” della speranza nel carcere di Bollate: sport, inclusione e riscatto

Le “Olimpiadi” della speranza nel carcere di Bollate: sport, inclusione e riscatto

Alla Casa di Reclusione di Carcere di Bollate la terza edizione dei Giochi della Speranza ha riunito detenuti, magistrati, polizia penitenziaria e società civile in una giornata di sport e condivisione ispirata allo spirito di Milano Cortina 2026.

Fischio d’inizio, squadre in campo e voglia di mettersi in gioco. È questo lo spirito che ha animato la terza edizione dei Giochi della Speranza alla Casa di Reclusione di Carcere di Bollate, una sorta di “piccola Olimpiade in carcere” che per un giorno ha trasformato l’istituto penitenziario in uno spazio di competizione leale, incontro e autentica condivisione.

Dopo l’esperienza nella Casa Circondariale di Carcere di Rebibbia, l’iniziativa è arrivata per la prima volta a Milano, respirando idealmente il clima olimpico dei Giochi di Milano Cortina 2026. Un ponte simbolico tra la città attraversata dal “vento olimpico” e un luogo che spesso resta ai margini dello sguardo pubblico.

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Circa 200 partecipanti hanno preso parte all’evento, lo scorso 28 febbraio, trasformando per un giorno il carcere in uno spazio di incontro, partecipazione e dialogo.

Promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dalla rete dei magistrati Sport e Legalità e dal gruppo sportivo Fiamme Azzurre, con la collaborazione del CSI Milano, la manifestazione ha visto sfidarsi quattro delegazioni: detenuti, polizia penitenziaria, magistrati e rappresentanti della società civile.

Le squadre si sono confrontate in tornei di calcio a 7, pallavolo, atletica (velocità e staffetta), calcio balilla, tennis tavolo e scacchi, gareggiando fianco a fianco nel rispetto delle regole e dello spirito sportivo.

«Questa edizione alla Casa di Reclusione di Milano Bollate ha segnato un passaggio decisivo nel percorso di crescita dei Giochi della Speranza», ha spiegato Daniele Pasquini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport. «Non è stata una semplice replica, ma un’evoluzione concreta del progetto. Per la prima volta abbiamo organizzato giochi misti, con squadre maschili e femminili insieme, superando barriere fisiche e culturali. L’obiettivo è portare i Giochi della Speranza in ogni carcere d’Italia».

Per Massimo Achini, presidente del CSI Milano, l’iniziativa ha avuto un forte valore simbolico. «I Giochi della Speranza valgono una medaglia d’oro a Milano Cortina 2026. Portare la fiaccola e i valori olimpici dentro un carcere significa far vincere lo sport».

Il CSI porta avanti da tempo attività sportive negli istituti penitenziari, con oltre 700 ore di programmi “sport oltre le sbarre” nelle carceri di Milano e Monza. L’obiettivo, ha spiegato Achini, è replicare l’iniziativa il prossimo anno in tutti gli istituti penitenziari del territorio.

La giornata si è aperta con la cerimonia inaugurale e il saluto delle autorità, in un clima di partecipazione che ha coinvolto l’intera comunità penitenziaria. Subito dopo sono iniziati tornei e prove sportive, che hanno animato gli spazi dell’istituto.

A dare il via alla staffetta è stata l’atleta paralimpica e senatrice Giusy Versace, che ha raccontato come lo sport possa diventare uno strumento di rinascita, capace di restituire fiducia e motivazione anche nei momenti più difficili.

Alla premiazione ha preso parte anche l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che ha sottolineato il valore educativo dello sport. «Nel gioco si impara che una persona non è definita dai propri errori, ma dalla volontà di rialzarsi e riprendere il cammino», ha affermato.

Per il direttore dell’istituto, Giorgio Leggieri, i Giochi della Speranza hanno rappresentato «un’occasione straordinaria di incontro tra detenuti, polizia penitenziaria, magistrati e cittadini», dimostrando come lo sport possa favorire rispetto reciproco e solidarietà anche in un contesto complesso come quello carcerario.

Sulla stessa linea anche il giudice Fabrizio Basei, coordinatore della Rete Magistrati Sport e Legalità: «I Giochi della Speranza trascendono la dimensione sportiva e danno concreta attuazione alla funzione rieducativa della pena».

Tra i protagonisti anche i detenuti, che hanno vissuto la giornata come un momento speciale. «Per noi è stato molto più di un torneo: ci ha fatto sentire parte del mondo fuori», ha raccontato Massimo, partecipante al torneo di tennis tavolo.

Le premiazioni finali hanno chiuso una giornata intensa, lasciando un messaggio chiaro: il carcere non è un luogo separato dalla società, ma una parte della comunità.

I Giochi della Speranza hanno così confermato la loro vocazione educativa e sociale. Non un semplice momento ricreativo, ma un’esperienza capace di generare impegno, consapevolezza e nuove prospettive. Per un giorno, dentro le mura di Bollate, il confine tra “dentro” e “fuori” si è fatto più sottile, aprendo uno spazio concreto di inclusione e futuro.

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