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L’Islanda vieta la caccia alle balene

Dal 2024 in Islanda non saranno più rinnovate le licenze per la caccia alle balene, Norvegia e Giappone rimarranno i soli Paesi a praticarla per fini commerciali

L’Islanda non caccerà più balene dal 2024, lo ha annunciato la ministra della Pesca Svandís Svavarsdóttir dicendo che l’attività non porta più un ritorno economico apprezzabile e allo scadere delle licenze nel 2023 queste non saranno più rinnovate.

Si tratta di una svolta storica per l’isola che per secoli ha praticato questa attività, oggi l’Islanda può contare su un’economia più diversificata e nonostante su questa scelta abbia influito l’aspetto economico più di quello etico, la riprovazione del mondo verso questa pratica, rischiava di riflettersi negativamente  anche sul comparto dell’ecoturismo.

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L’Islanda rimaneva il terzo Paese insieme a Giappone e Norvegia a cacciare balene per consumo interno ed esportazione. Nonostante la pratica per fini commerciali fosse stata vietata nel 1986 dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC), il Paese, in violazione alla moratoria, riprese la caccia nel 2003 escludendo soltanto la specie protetta della balena blu, mentre il Giappone aveva dapprima aggirato la moratoria dichiarando di cacciare i cetacei per scopi scientifici, per uscire dalla risoluzione nel 2018 e dichiarare apertamente la caccia a fini commerciali.

Il mercato della carne di balena in Islanda è stato messo in crisi dalla concorrenza del Giappone e dalle norme sempre più stringenti che hanno allargato le zone di interdizione alla pesca intorno all’isola, per le compagnie questa attività non è più redditizia e diverse hanno già chiuso i battenti, a fronte di un numero consentito di esemplari cacciabili di 209 balenottere comuni e 219 balenottere minori, nelle ultime tre stagioni è stata catturata solo una balenottera minore.

Il consumo di queste carni nel Paese è fortemente calato e l’esportazione nella vicina Europa è  sempre più difficile a causa degli stardard di sicurezza e controllo sulle carni.

Inoltre le battaglie degli ambientalisti, con Greenpeace in prima linea, hanno sempre osteggiato questa pratica, anche con le loro navi in mare ad ostacolare le baleniere.

Si calcola che Islanda, Norvegia e Giappone abbiano sterminato oltre 40.000 balene dal 1986, anno dell’entrata in vigore della moratoria internazionale, contribuendo a distruggere una biodiversità già minacciata dall’estinzione a causa di inquinamento e cambiamento climatico.

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