HomeAmbienteL’Italia ha approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

L’Italia ha approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

Sono in tutto 361 le azioni per prepararsi al futuro climatico del Paese.

Il Pnacc, Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climaticiche era sul tavolo già a dicembre, è stato approvato il 2 gennaio scorso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. “Un passo importante per la pianificazione e l’attuazione di azioni nel nostro Paese”, fa sapere il ministro Gilberto Pichetto Fratin in una nota subito dopo l’approvazione.
 
E’ lo strumento italiano di attuazione della Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici del 2015, ovvero la pianificazione a seconda di ogni Paese necessaria per “contenere la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici e aumentarne la resilienza” e grazie a questo strumento il governo fornisce un quadro di indirizzo nazionale per “l’implementazione di azioni finalizzate a ridurre al minimo i rischi derivanti dai cambiamenti climatici”.
 

 Il Piano definisce una serie di criticità a cui andremo incontro: dalla siccità (nel 2022 riscontrate anomalie del -40% di piogge a seconda delle aree) fino alle previsioni di un aumento di 19 cm dei livelli dei mari italiani entro il 2065.

Già oggi inoltre i nostri ghiacciai hanno perso il 30-40% del loro volume. Preoccupano poi l’aumento delle temperature dei mari: nelle proiezioni per il 2036-2065 si osservano per esempio +1,9 °C nel Tirreno oppure +2,3 gradi nell’Adriatico, temperature che andranno a sconvolgere gli ecosistemi naturali e porteranno ad aumento della potenza degli eventi meteo estremi.

A questi si aggiunge che, nel breve, la durata della copertura nevosa nei fondovalle e sui versanti meridionali calerà:  fino a 2 mila metri si ridurrà di cinque settimane e di due tre settimane a 2.500 metri.

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Il  Pnacc esamina anche gli scenari relativi alle emissioni climalteranti:

  • Il primo, che considera elevate emissioni, prevede che entro fine secolo le concentrazioni di CO2 saranno triplicate o addirittura quadruplicate (840-1120 ppm) rispetto ai livelli preindustriali (280 ppm). Si tratta del quadro peggiore e legato a un continuo consumo di combustibili fossili e alla mancanza di politiche di mitigazione. Se dovesse verificarsi, la temperatura globale nel 2100 sarà pari a +4-5° gradi rispetto ai livelli preindustriali.
  • Il secondo scenario, intermedio, sostiene che con politiche e iniziative atte a diminuire le emissioni climalteranti entro il 2070 le concentrazioni di CO2 scenderebbero al di sotto dei livelli attuali (400 ppm).
  • Infine, in un terzo scenario, con una ipotetica mitigazione molto forte, le emissioni sarebbero invece dimezzate entro il 2050.

In risposta agli scenari prefigurati, il Pnac ha individuato 361 misure di carattere nazionale o regionale che potranno incidere su vari settori, dall’agricoltura all’energia, dal dissesto idrogeologico alle zone costiere, dalle risorse idriche sino ai trasporti.

Anche se da definire ancora nel dettaglio in termini di operatività, queste azioni sono state suddivise per “colori”:  quelle “soft” non richiedono interventi strutturali e materiali diretti, quelle “green” indicano la necessità di soluzioni basate sulla natura e infine quelle “grey” sono azioni materiali dirette su impianti, tecnologie o infrastrutture. Oltre 250 delle azioni da intraprendere sono classificate soft.

  
Il Piano evidenzia anche la necessità di incrementare la “connettività delle infrastrutture idriche”, la manutenzione, l’irrigazione e la bonifica e la capacità di accumulo, oltre a prendersi cura del sistema fluviale liberandolo da barriere.
 
Ci sono infine alcune indicazioni relative agli investimenti per aiutare il mondo dell’agricoltura a reggere agli impatti del nuovo clima e adattarsi: si pensa a protezioni per gelate e grandinate sino all’efficientamento delle varie risorse per le coltivazioni o l’idea di incrementare il benessere animale.

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