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Mappa dell’Intolleranza di Vox: le donne le più odiate sui social

Dalla Mappa dell’Intolleranza di Vox - Osservatorio Italiano sui Diritti emerge che sul totale delle persone bersaglio di discorsi di odio sui social, le donne sono la metà.

È stata pubblicata l’ottava edizione della Mappa dell’Intolleranza di Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Diritto pubblico Italiano e sovranazionale), l’Università di Bari Aldo Moro, Sapienza – Università di Roma. 

La ricerca ha analizzato 1.980.712 tweet nel periodo di rilevazione che va dal 1 gennaio 2024 al 30 novembre 2024.  Di questi il 4% (83.485) hanno sentiment positivo, il 39% ( 770.949) sono neutri, mentre il 57% (1.126.278) sono negativi. 

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In generale si tratta di esternazioni d’odio contro le donne. La misoginia avanza: sul totale delle persone colpite da hate speech, le donne sono la metà.  L’antisemitismo è passato dal 6,59% di due anni fa al 27% attuale. Seguono xenofobia, islamofobia e abilismo.

Muta e si fa più intenso l’odio per le donne

I picchi d’odio sono stati rilevati in concomitanza con i femminicidi e le emergenze politiche. Da evidenziare come lo hate speech prenda di mira soprattutto il corpo delle donne, segnando quindi un’inversione rispetto all’ultima rilevazione, quando a essere maggiormente presa di mira era la professionalità femminile. Questo suggerisce che certi assetti culturali profondi – come la cultura storica del patriarcato – stanno cambiando o si stanno affievolendo, per quel che riguarda la formazione di odio. I “classici” stereotipi sull’inferiorità della donna nella società sono meno presenti nel linguaggio social, che – come detto – si concentra su insulti connessi al corpo e al look delle donne, nonché su forme di odio misogino “puro”.

 Antisemitismo. Il dato è forte e purtroppo non inaspettato

L’antisemitismo è cresciuto dopo il 7 ottobre e la ripresa del conflitto israelo- palestinese. L’odio qui si è spostato dal classico antisemitismo al cosiddetto antisionismo. Infatti la categoria oggi più odiata non è l’ebreo in quanto tale, ma in quanto sionista, percepito cioè come aggressore, invasore, genocida. Dalla ricerca di Vox emerge come ci troviamo di fronte ad una riformulazione dello stereotipo, da popolo vittima ad aggressore. Un altro dato purtroppo significativo è che l’odio contro gli ebrei è in assoluto quello più “carico”. Gli stereotipi negativi contro gli ebrei superano gli stessi discorsi d’odio e, sommati allo hate speech “puro” (insulti, offese, etc), rappresentano l’80,93% del totale dei contenuti postati sugli ebrei.

Foto di vocablitz da Pixabay

Il rigetto dello “straniero”

L’islamofobia e la xenofobia presenti nel linguaggio d’odio evidenziano come la nostra società sia caratterizzata da un forte rigetto di chi ha una storia, cultura, usanze diverse dalle nostre e considerate perciò minacciose.

Abilismo e omotransfobia

Il 79,86% dei contenuti sui temi legati all’abilismo è contenuto di odio e presenta stereotipi correlati con lo hate speech. Era già emerso nell’analisi precedente che siamo in presenza di una vera distorsione lessicale: l’uso del linguaggio offensivo contro le persone con disabilità si è andato via via allargando, ampliando sia il suo utilizzo originario sia il suo significato, più ampio e meno specifico. 

Per quanto riguarda gli hate speech contro le persone omosessuali, sono stati evidenziati dei picchi d’odio durante le giornate del Pride e in seguito ad aggressioni omofobe.

I picchi di odio

In generale, i picchi più alti di odio si sono avuti:

  • Contro le donne, in occasione dell’approvazione della Direttiva europea contro la violenza sulle donne e in correlazione con gli atti di femminicidio.  
  • Contro gli ebrei, in coda a manifestazioni pro Palestina, alla pubblicazione del Rapporto sull’antisemitismo dell’Anti Defamation League e il 25 aprile.
  • Contro i migranti, nella Giornata per l’eliminazione della discriminazione razziale e dopo aggressioni razziste.
  • Contro i musulmani, in seguito alla morte a Milano di Ramy Elgaml, inseguito dai carabinieri, e alle manifestazioni di protesta che si sono succedute.
  • Contro le persone con disabilità, in seguito a episodi di intolleranza verso le stesse.

Dalla Mappa dell’Intolleranza di Vox emerge come l’odio in rete sia il riflesso di tensioni sociali più profonde. Per impedire che queste forme radicate di odio superino i confini dell’online per trasformarsi in violenza reale è necessario monitorarle, comprenderle e adottare delle misure per contrastarle.

Alla ricerca di VOX hanno partecipato anche il Dipartimento di Informatica Giovanni Degli Antoni dell’Università degli Studi di Milano e il centro di ricerca Human Hall dell’Università degli Studi di Milano.

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