La tutela dei minori continua a mostrare profonde differenze territoriali in Italia. È quanto emerge dalla settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia, realizzato dalla Fondazione Cesvi e presentato a Roma. Lo studio analizza i fattori di rischio, i servizi di prevenzione e le capacità di intervento delle regioni italiane, evidenziando un netto divario tra Nord e Sud del Paese.
A guidare la classifica è l’Emilia-Romagna, considerata la regione con la migliore capacità complessiva di contrastare il maltrattamento infantile. Seguono Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. In fondo alla graduatoria si collocano invece Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, dove persistono criticità strutturali e una minore disponibilità di servizi dedicati ai minori e alle famiglie.
L’analisi prende in considerazione diverse dimensioni del benessere e della protezione dell’infanzia. L’Emilia-Romagna eccelle nella capacità di cura e nell’accesso alle risorse, il Veneto si distingue per le opportunità legate al lavoro, il Friuli-Venezia Giulia per l’accesso alla conoscenza e all’istruzione. La Toscana primeggia nella promozione di una vita sana, mentre l’Umbria si conferma la regione più sicura.
Tra le realtà più in difficoltà, la Campania occupa l’ultima posizione sia per opportunità lavorative sia per qualità della vita legata alla salute. La Calabria registra i risultati peggiori nell’accesso alle risorse, la Sicilia nella formazione e nell’istruzione, mentre la Puglia si colloca agli ultimi posti per sicurezza e protezione sociale.
Secondo il rapporto, il quadro che emerge è quello di un’Italia a due velocità. Nelle regioni settentrionali si concentrano reti sociali più solide e servizi maggiormente strutturati, capaci di sostenere famiglie e minori in situazioni di fragilità. In diverse aree del Mezzogiorno, invece, a condizioni di rischio più elevate non corrisponde un’offerta adeguata di servizi di supporto e prevenzione.
Particolarmente significativo il dato relativo ai servizi di sostegno alla genitorialità. A livello nazionale raggiungono oltre 144 mila utenti, ma la distribuzione sul territorio è fortemente disomogenea. Nel Nord si registrano in media 741 utenti ogni 100 mila abitanti, contro i 322 del Centro e i 271 del Sud. Una differenza che contribuisce ad amplificare le disparità esistenti.
Per affrontare il fenomeno del maltrattamento e della trascuratezza infantile, Cesvi ha sviluppato il programma “Case del Sorriso”, attivo a Bari, Napoli, Siracusa e Milano. Le strutture offrono supporto psicologico, percorsi di sostegno alla genitorialità, attività educative e laboratori sportivi e artistici rivolti a bambini, adolescenti e famiglie.
«Garantire a ogni bambino un ambiente sicuro, relazioni positive e opportunità di crescita significa costruire una società più equa e resiliente», ha sottolineato il direttore generale di Cesvi, Stefano Piziali.
Anche la ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, ha evidenziato il ruolo fondamentale dei servizi territoriali, ribadendo la necessità di continuare a investire nella formazione degli operatori e nella collaborazione tra istituzioni, enti e realtà sociali.
Il messaggio che arriva dal rapporto è chiaro: la prevenzione deve diventare il pilastro delle politiche pubbliche per l’infanzia. Intervenire dopo che il danno si è verificato resta essenziale, ma la vera sfida è creare le condizioni affinché quel danno non si produca, garantendo a tutti i minori le stesse opportunità di crescita e protezione, indipendentemente dalla regione in cui vivono.