Da ONG a “for profit”. Il sociale può attendere. Prima lo sviluppo, l’espansione, la conquista. Dopo le clamorose uscite dei giorni scorsi (l’ultima, quella della chief tecnology officier Mira Murati) torna il sereno e si svelano le carte. Le carte sono quelle di una espansione (quasi) imperialista derivante dalla ristrutturazione sottoscritta e benedetta da Altman ed Elkan. A fare da testimoni all’accordo una folla di nuovi followers ormai votati interamente all’IA, capaci di sostituire in partecipazione le adunate dei lavoratori del Lingotto nel reparto Grandi riparazioni.
La riorganizzazione piace al mercato e rende più attraente per gli investitori l’adesione dl primo step di sottoscrizione di raccolta fondi per un totale di 6,5 miliardi.
ONG non suona bene. Si può partire dal basso, enfatizzando forme societarie modelli molto social, più social delle app che nasceranno a breve dalla evoluzione di Chat GPT. Ma strada facendo, l’esplosione dei derivati Chat GPT, i nuovi prodotti e servizi pronti per essere lanciati, hanno convinto che fosse arrivato il momento di cambiare rotta.
Nell’accordo Sam Altman- John Elkann rientrano anche molti altri capitoli che investono il futuro dell’editoria italiana, a partire dall’accordo che consentirà al Gruppo Gedi di fornire contenuti di qualità a Chat GPT e sul cui significato ha promesso “vigilanza” La Federazione Nazionale della Stampa. Il bacino da cui attingere è fatto di numeri alti. Gli utenti attivi sono 200 milioni per settimana. Nel mese di luglio il sito è stato visitato da 2,5 miliardi di persone, le interazioni giornaliere ammontano a 1,5 milioni. E ce n’è un altro: più del 90% delle imprese statunitensi per fatturato utilizzano Chat GPT.