Fin dal suo primo affacciarsi dalla Loggia della Basilica di San Pietro, con quel semplice “Fratelli e sorelle, buonasera”, Papa Francesco ha segnato una svolta anche nel linguaggio e nel modo di comunicare della Chiesa. La sua capacità di parlare al cuore delle persone, usando parole semplici e dirette, ha reso il suo pontificato profondamente mediatico, non nel senso spettacolare del termine, ma nel suo significato più autentico: mettere in relazione, creare ponti.
Papa Francesco è stato spesso definito “il Papa della gente”, e i media hanno colto fin da subito la forza di questa narrazione. La sua immagine – sobria, empatica, spesso sorridente – ha fatto il giro del mondo, contribuendo a costruire una figura vicina ai fedeli e accessibile anche ai non credenti. È stato protagonista di copertine, servizi speciali, interviste esclusive e persino documentari trasmessi su piattaforme di streaming globali come Netflix e Disney+.
Il suo pontificato ha trovato nei media non solo uno strumento di diffusione, ma anche un campo di riflessione e critica. Francesco ha parlato più volte del ruolo e della responsabilità dell’informazione, sottolineando l’importanza di una comunicazione che non sia fondata sullo scandalo o sulla disinformazione, ma sulla verità e sulla costruzione di legami.
Sotto il pontificato di Papa Francesco, il Vaticano ha intensificato la propria presenza sui social network. Il Papa ha comunica regolarmente su Twitter (dove il suo account @Pontifex è tradotto in nove lingue) e Instagram, dove le sue immagini e i suoi messaggi spirituali hanno raggiunto milioni di utenti: si stimano 53 milioni di follower che hanno registrato un incremento di 138mila nuovi iscritti a poche ora dalla morte. Da lunedì scorso, a poche ore dalla dipartita, i sei account social @Pontifex attivi su X, corrispondenti alle lingue inglese, spagnolo, italiano, francese, portoghese e latino, hanno cambiato la loro denominazione in Apostolica Sedes Vacans (“Sede Apostolica Vacante”).
Per Bergoglio non si è trattato solo di un uso strategico dei mezzi digitali, ma di una visione precisa: Francesco ha più volte sottolineato come Internet e i social possano essere spazi di incontro, evangelizzazione e dialogo, ma anche luoghi di pericolo se dominati da odio, fake news e isolamento. In questo senso, ha invitato tutti – soprattutto i giovani – a un uso responsabile dei media, che metta al centro la dignità della persona e la verità.
Papa Francesco ha fatto della comunicazione non solo uno strumento, ma uno stile pastorale. Le sue omelie quotidiane a Santa Marta, le interviste rilasciate con grande spontaneità, le telefonate personali ai fedeli, le conferenze stampa in aereo: tutto questo ha contribuito a costruire un pontificato profondamente umano, in cui la parola è sempre orientata all’incontro, alla comprensione, alla misericordia.
Anche nei momenti di crisi – come la pandemia, gli scandali nella Chiesa, le guerre e le tragedie umanitarie – Francesco ha utilizzato i media per mantenere viva la voce del Vangelo, offrendo messaggi di speranza e richiami forti alla coscienza collettiva.
Naturalmente, il rapporto tra Francesco e i media non è stato privo di tensioni. Alcune sue affermazioni – spesso improvvisate o fuori dagli schemi – hanno generato interpretazioni controverse o sono state strumentalizzate. Allo stesso tempo, il Papa non ha mai rinunciato alla sua autenticità comunicativa, preferendo il rischio della parola viva alla sicurezza della comunicazione preconfezionata.
Papa Francesco ha saputo abitare il tempo della comunicazione globale con coraggio e intelligenza evangelica. In un’epoca dominata dai flussi informativi e dalle immagini, ha scelto di usare i media per avvicinare, ascoltare e testimoniare. La sua eredità comunicativa non è solo nelle tecnologie utilizzate, ma nel modo in cui ha mostrato che anche oggi, nel frastuono del mondo, la parola del Vangelo può ancora toccare i cuori.