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Povertà sempre più cronica in Italia: cresce il disagio sociale tra anziani, famiglie e lavoratori

Il Report Statistico 2026 di Caritas Italiana fotografa un Paese in cui diminuiscono i nuovi poveri, ma aumentano le situazioni di fragilità persistente

La povertà in Italia assume sempre più i contorni di una condizione strutturale e duratura. È quanto emerge dal Report Statistico 2026 di Caritas Italiana, basato sui dati raccolti nel 2025 dalla rete nazionale dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere territoriali.

L’analisi restituisce l’immagine di un Paese in cui il disagio economico e sociale non rappresenta più un fenomeno temporaneo o emergenziale, ma una realtà che tende a consolidarsi nel tempo. Sebbene l’incremento delle persone sostenute dalla rete Caritas rispetto al 2024 sia contenuto (+1,7%), non si registrano segnali di un effettivo miglioramento rispetto al periodo precedente alla pandemia. La vulnerabilità continua, infatti, a interessare una quota significativa della popolazione e, soprattutto, tende a protrarsi più a lungo.

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Tra i fenomeni più rilevanti evidenziati dal Rapporto vi è il progressivo invecchiamento della povertà. Negli ultimi dieci anni il numero degli over 65 accolti dalla rete Caritas è aumentato del 191%, una crescita ben superiore a quella complessiva dell’utenza. Un dato che richiama l’attenzione sulle conseguenze sociali dell’invecchiamento demografico e sull’intreccio tra redditi insufficienti, fragilità sanitaria, isolamento e riduzione delle reti familiari di supporto.

Accanto alla dimensione economica emerge con forza quella relazionale. Le persone sole rappresentano oggi quasi un terzo degli assistiti, in aumento rispetto a dieci anni fa. Lutti, separazioni e altre fratture biografiche contribuiscono a indebolire i legami sociali e ad accrescere il rischio di esclusione. La povertà, dunque, non riguarda soltanto la mancanza di risorse materiali, ma anche la progressiva perdita di relazioni, opportunità e sostegni informali.

Il Report segnala inoltre un significativo aumento dei bisogni sanitari, inclusi quelli legati al benessere psicologico, e mette in evidenza la crescita del fenomeno dei lavoratori poveri. Sempre più persone, pur avendo un’occupazione, non riescono a raggiungere condizioni di stabilità economica. Nelle fasce d’età centrali, tra i 35 e i 54 anni, circa un assistito su tre rientra in questa categoria, una percentuale più che raddoppiata rispetto a dieci anni fa. Un dato che pone interrogativi rilevanti sulla qualità del lavoro, sull’adeguatezza dei salari e sulla capacità del sistema produttivo di garantire inclusione sociale.

Le famiglie con figli continuano a rappresentare il principale segmento della domanda di aiuto. Oltre la metà delle persone seguite dalla rete Caritas vive infatti con figli minori. In questo contesto, il tema dell’abitare si conferma uno degli aspetti più critici. Alle situazioni di grave marginalità, come quelle delle persone senza dimora, si affiancano crescenti difficoltà nel sostenere affitti, utenze e spese ordinarie. La casa si conferma così un fattore determinante per la stabilità familiare, la salute, i percorsi educativi e le prospettive future.

Particolarmente significativo è il dato relativo alla povertà cronica, che raggiunge livelli record rispetto al periodo pre-pandemico. Le persone che si rivolgono ai servizi di aiuto risultano mediamente più povere e restano in questa condizione per periodi sempre più lunghi. Parallelamente diminuisce la quota dei nuovi poveri, segnale che il problema non si sta ampliando tanto in termini numerici quanto in termini di persistenza e gravità delle situazioni esistenti.

Anche l’aumento dell’ISEE medio delle famiglie assistite non va interpretato come un miglioramento delle condizioni economiche. Secondo Caritas, il dato riflette piuttosto l’ampliamento della platea delle persone vulnerabili: nuclei che dispongono di risorse leggermente superiori rispetto al passato, ma che continuano a non essere in grado di affrontare autonomamente le difficoltà quotidiane.

Per il mondo della responsabilità sociale, il Report rappresenta un richiamo alla necessità di rafforzare politiche e strategie orientate all’inclusione. Le trasformazioni evidenziate dal Rapporto mostrano come la povertà sia sempre più legata a fattori multidimensionali che coinvolgono lavoro, salute, abitazione e relazioni sociali. Affrontare queste sfide richiede una responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese, Terzo settore e comunità locali, con l’obiettivo di costruire percorsi capaci di prevenire l’esclusione e promuovere una maggiore coesione sociale.

Nelle conclusioni della presentazione, Caritas Italiana ha sottolineato come il Report non rappresenti soltanto uno strumento di analisi statistica, ma un supporto per orientare le scelte future. Di fronte a povertà sempre più persistenti, solitudini crescenti e nuove forme di vulnerabilità, il tema centrale diventa la capacità di costruire alleanze territoriali e politiche lungimiranti, in grado di trasformare l’assistenza in opportunità di inclusione e sviluppo sociale sostenibile.

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