HomeNEWSDati e tendenzeRapporto ISTAT 2025: in Italia più soli, più poveri, più anziani

Rapporto ISTAT 2025: in Italia più soli, più poveri, più anziani

La fotografa un Paese in trasformazione: famiglie sempre più piccole, salari reali in calo, crescita della povertà e una popolazione che invecchia rapidamente

Secondo il Rapporto annuale dell’ISTAT 2025,  presentato oggi, la famiglia italiana tradizionale è in via di estinzione. Nel biennio 2023-2024, il 36,2% delle famiglie è composto da persone che vivono da sole, mentre le coppie con figli rappresentano solo il 28,2%. Le cause? Instabilità coniugale, denatalità e posticipo della genitorialità.

Il dato più preoccupante riguarda gli anziani: quasi il 40% delle persone con almeno 75 anni vive in solitudine, in gran parte donne. Le famiglie ricostituite, le unioni libere, i genitori soli e le persone non vedove che vivono da sole raggiungono complessivamente il 41,1%: una vera e propria rivoluzione della struttura familiare italiana.

- Advertisement -

Dal 2019 al 2024, i salari contrattuali hanno perso il 10,5% del loro potere d’acquisto, con un’inflazione che ha eroso i redditi più rapidamente degli adeguamenti salariali. Anche considerando le retribuzioni lorde di fatto, la perdita è stata del 4,4%, comunque superiore alla Spagna (2,6%) e alla Germania (1,3%).

La produttività del lavoro per occupato è scesa dello 0,9% nel 2024, in particolare nei settori a bassa produttività come turismo e ristorazione. Nonostante la crescita dell’occupazione (+352mila unità), il valore aggiunto prodotto non è bastato a sostenere il potere d’acquisto degli italiani.

Nel 2024 il 23,1% degli italiani è a rischio povertà o esclusione sociale, con punte del 39,8% al Sud. Il dato colpisce duramente i giovani: per chi vive in famiglie con un percettore di reddito sotto i 35 anni, il rischio sale al 30,5%.

Situazioni familiari fragili (monogenitori, coppie con tre o più figli, anziani soli) registrano un incremento del disagio economico. I segni tangibili? Il 31,4% degli italiani non può permettersi una vacanza, il 29,9% non riesce ad affrontare spese impreviste e quasi il 10% ha rinunciato a visite mediche specialistiche per costi o liste d’attesa.

Nel 2025, l’Italia conta 14,5 milioni di over 65, pari al 24,7% della popolazione. Gli over 80 (4,6 milioni) superano ormai i bambini under 10. In 25 anni si è ribaltata la piramide demografica: se nel 2000 i bambini erano 2,5 volte più numerosi degli ultraottantenni, oggi è vero il contrario.

Il tasso di natalità continua a calare: nel 2024 si contano solo 370mila nascite a fronte di 651mila decessi. La media di figli per donna è scesa da 2,3 per la generazione del 1933 a 1,44 per quella del 1983. Le unioni libere superano quota 1,7 milioni, e il 42,4% dei nati ha genitori non coniugati.

Ancora oltre un terzo degli italiani tra i 25 e i 64 anni non ha un diploma. La quota di giovani (25-34 anni) con laurea si ferma al 31,6%, ben al di sotto dell’obiettivo europeo del 45%. L’abbandono scolastico è al 9,8%, con picchi del 24,3% tra gli stranieri e incidenze più alte in contesti familiari con basso livello di istruzione.

La produzione industriale è scesa del 4% nel 2024, peggio ha fatto solo la Germania. Il PIL per occupato, tra il 2000 e il 2024, è diminuito del 5,8%, mentre nei principali Paesi UE è cresciuto tra l’11% e il 12%. Colpa di un tessuto produttivo fatto di imprese piccole, poco innovative e concentrate in settori a basso valore aggiunto.

L’Italia è il secondo Paese in Europa per perdite economiche causate da eventi climatici estremi: circa 134 miliardi di euro tra il 1980 e il 2023. Il 2023 è stato tra gli anni più caldi mai registrati. Tuttavia, ci sono anche segnali positivi: la quota di energia elettrica da fonti rinnovabili è salita al 49% nel 2024.

Il Rapporto ISTAT 2025 racconta un’Italia più fragile, dove le sfide della solitudine, della povertà e dell’invecchiamento si sommano a quelle economiche e ambientali. Un Paese che invecchia, che fatica a crescere e a innovarsi, e in cui la coesione sociale è sempre più messa alla prova. Per affrontare questo scenario serve una visione politica di lungo periodo, capace di rimettere al centro le persone, il lavoro e l’istruzione.

NEWS

Articoli recenti

[wpp stats_views=0]