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Save the Children: un bambino su 6 vive in una zona di guerra

Nel 2022 8.647 bambini sono stati uccisi o mutilati. I piccoli e giovanissimi ucraini e della Striscia di Gaza sono i più a rischio

Secondo il rapporto di Save the children “Stop the war” sono quasi 470 milioni i bambini che, nel 2022, vivevano in una zona di guerra: un sesto di tutti i minorenni presenti al mondo. Un’emergenza umanitaria di proporzioni spaventose, dato che le zone di conflitto sono aumentate del 13 per cento rispetto all’anno antecedente e la proiezioni fanno pensare a un 2023 con numeri ancora peggiori. 

Lo scorso anno ha un record negativo : quello del più alto numero di gravi violazioni nei confronti dei minori (uccisioni e mutilazioni, rapimenti, stupri e violenze sessuali, reclutamento ed utilizzo in forze e gruppi armati, attacchi a scuole e ospedali e diniego di accesso umanitario) dal 2005, anno in cui sono iniziate le rilevazioni di questo tipo. 

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8.647 sono i bambini uccisi o mutilati, in crescita rispetto agli 8.113 del 2021: In Ucraina il maggior numero di casi, ma già nel 2022 nei Territori palestinesi i numeri erano alti, in particolare nella Striscia di Gaza.

La seconda grave violazione per numero  di casi registrati è stata il reclutamento e l’utilizzo dei minori nei conflitti: 7.610 gli episodi verificati nel 2022, in crescita  del 20% rispetto al 2021.

Altro dato impressionante: 468 milioni di bambine e bambini – uno su sei – nel 2022 vivevano in zone di conflitto (con un aumento del 2,8% rispetto all’anno precedente). L’Africa è il continente con il maggior numero assoluto di minori in contesti di guerra, mentre il Medio Oriente, già prima del conflitto in corso a Gaza, registrava la proporzione più elevata, pari a un bambino su tre. 

Secondo l’analisi elaborata da Save the Children sulla base di diversi indicatori, è la Repubblica Democratica del Congo il Paese peggiore in cui potesse vivere un minore nel 2022 a causa della guerra, seguito da Mali, Myanmar, Afghanistan, Burkina Faso, Nigeria, Somalia, Siria, Ucraina e Yemen.

I bambini continuano a essere colpiti nei luoghi in cui dovrebbero sentirsi maggiormente al sicuro: il numero di attacchi a scuole e ospedali è infatti aumentato del 74% in un anno, da 1.323 nel 2021 a 2.308 nel 2022. Questi tragici dati – sottolinea l’Organizzazione – sono destinati a salire nel 2023 a causa dei continui bombardamenti a Gaza e del conflitto in Sudan, che ha causato la più grave crisi di bambini sfollati al mondo. “È un momento terribile per essere un bambino in guerra”.

“Le violazioni contro i bambini aumentano anno dopo anno:  nel 2022 si è registrata una media di 76 violazioni contro i bambini al giorno, anche se, a causa di segnalazioni insufficienti, sappiamo che questa è probabilmente solo la punta dell’iceberg”, ha dichiarato Inger Ashing, Direttrice Generale di Save the Children International. 

“Sebbene i dati si riferiscano al 2022, ci aspettiamo che il 2023 non sia migliore, anzi, potremmo raggiungere nuovi tristi record. La crisi umanitaria in Sudan – la più grave crisi di sfollamento sulla terra per i bambini – ha visto uccisioni, orribili violenze sessuali, torture e mutilazioni di minori a livelli che non si vedevano da tempo. Stiamo assistendo al dramma dei bambini a Gaza, costretti a sopportare il peso di un conflitto in cui oltre un milione di giovani vite sono in pericolo. Gli ospedali sono diventati campi di battaglia e le forniture di cibo e acqua sono state interrotte. È necessario un cessate il fuoco definitivo, ora, immediatamente, per fermare le loro sofferenze”. 

“I bambini consultati per il rapporto chiedono che i decisori garantiscano protezione a tutti i loro coetanei che stanno vivendo la propria infanzia in aree di conflitto. I bambini vogliono essere protetti da bombe, missili e mine antiuomo, dalla violenza e dagli abusi”.

https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/stop-alla-guerra-sui-bambini#swoc-report

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