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Scuole sotto attacco: guerra e diritto all’istruzione dei bambini

Nel biennio 2024-2025 gli attacchi contro l’istruzione sono aumentati di oltre il 40%. In molti Paesi in guerra milioni di bambini non possono più frequentare la scuola, con conseguenze sul loro presente e sul futuro delle comunità

La guerra colpisce anche il diritto all’istruzione. Nel biennio 2024-2025 gli attacchi contro scuole e strutture educative nel mondo sono aumentati di oltre il 40% rispetto al periodo precedente. Un fenomeno che coinvolge milioni di bambini e bambine costretti a vivere lontani dalle aule, tra bombardamenti, sfollamenti, distruzione degli edifici scolastici e crescente insicurezza.

A richiamare l’attenzione sull’emergenza è Save the Children in occasione della Giornata Internazionale per la protezione dell’educazione dagli attacchi, che si celebra il 9 settembre. La protezione della scuola nei contesti di conflitto rappresenta una delle grandi sfide umanitarie e sociali del nostro tempo.

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Quando una scuola viene distrutta o trasformata in un rifugio, non viene interrotta soltanto l’attività didattica. Viene meno uno spazio fondamentale di protezione, socialità e crescita.

Per milioni di minori la guerra significa infatti perdere mesi o anni di scuola. L’interruzione prolungata del percorso educativo aumenta il rischio di lavoro minorile, sfruttamento, matrimoni precoci e abbandono scolastico, oltre ad avere pesanti conseguenze sul benessere psicologico.

La scuola rappresenta quindi una vera infrastruttura sociale: proteggerla significa garantire ai bambini la possibilità di mantenere una quotidianità e di costruire competenze indispensabili per il futuro.

Nel Libano circa 100.000 bambini hanno iniziato il nuovo anno scolastico senza un’aula in cui studiare. Conflitto, sfollamenti e chiusura degli istituti hanno aggravato una crisi educativa già esistente. Per alcuni minori l’interruzione del percorso scolastico dura ormai da sette anni.

Nel Territorio Palestinese Occupato, la situazione è ancora più drammatica. A Gaza il 97,5% degli edifici scolastici risulta danneggiato e circa 700.000 bambini in età scolare non hanno accesso adeguato all’istruzione. Circa 420.000 bambini non possono ancora frequentare forme di apprendimento in presenza.

Anche in Cisgiordania il diritto allo studio è ostacolato da operazioni militari, restrizioni alla circolazione, demolizioni di scuole e violenze. Sono oltre 834.000 gli studenti che devono affrontare condizioni che rendono difficile frequentare la scuola in modo sicuro e continuativo.

In Sudan, dove già prima della guerra quasi 7 milioni di bambini erano esclusi dall’istruzione, quasi 8 milioni di minori in età scolare non sono ancora rientrati in classe. Il 30% delle scuole resta chiuso, mentre altri istituti sono stati danneggiati dai combattimenti o utilizzati come rifugi.

In Ucraina, la guerra ha modificato profondamente anche le modalità di insegnamento. Il 19% delle scuole ricorre a formule miste tra presenza e didattica a distanza, mentre l’11% può garantire soltanto lezioni da remoto. Gli attacchi ai magazzini degli editori scolastici hanno inoltre provocato la distruzione di circa 1,2 milioni di libri di testo.

Nella Repubblica Democratica del Congo, tra il 2024 e il 2025 sono stati registrati 354 attacchi contro le scuole. A giugno 2026, 261 istituti risultavano ancora chiusi a causa delle violenze, con conseguenze per quasi 98.000 bambini.

La protezione dell’istruzione nei conflitti non è soltanto una questione umanitaria. È anche una responsabilità sociale e politica che riguarda governi, istituzioni internazionali e comunità locali.

Save the Children chiede ai governi di sottoscrivere, attuare e monitorare la Safe Schools Declaration, traducendo gli impegni internazionali in misure concrete per proteggere studenti, insegnanti e strutture scolastiche dagli attacchi e dall’uso militare.

L’organizzazione sostiene inoltre l’educazione nei contesti di crisi attraverso spazi di apprendimento sicuri, nei quali i bambini possono ricevere non soltanto istruzione, ma anche assistenza sanitaria, vaccinazioni e supporto psicologico.

In vista della prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Save the Children chiede infine il rifinanziamento della Global Partnership for Education con 5 miliardi di dollari, per contribuire a garantire opportunità educative a circa 750 milioni di bambini in 96 Paesi entro il 2030.

In tempo di guerra, difendere una scuola significa difendere molto più di un edificio. Significa tutelare il diritto di un bambino a imparare, crescere e progettare il proprio futuro.

L’istruzione è uno strumento fondamentale per la resilienza delle comunità e per la ricostruzione delle società colpite dai conflitti. Privare un’intera generazione della scuola significa invece prolungare nel tempo gli effetti della guerra.

Proteggere il diritto all’istruzione significa quindi proteggere il futuro. Ed è una responsabilità che la comunità internazionale non può rimandare.

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