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Si apre la tregua olimpica per Milano-Cortina 2026

Dall’Onu un appello globale alla pace: lo sport come linguaggio comune capace di unire anche in tempo di guerra

Oggi, venerdì 30 gennaio, prende ufficialmente il via il tempo della tregua olimpica in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. Un appuntamento dal forte valore simbolico e politico, sancito dalla risoluzione adottata per consenso dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo scorso 19 novembre, durante l’80ª sessione. A sostenerla sono stati 165 Paesi, nella speranza che lo sport possa tornare a essere anche un canale diplomatico capace di superare divisioni che oggi appaiono insormontabili.

La risoluzione, dal titolo “Costruire un mondo migliore e pacifico attraverso lo sport e l’ideale olimpico”, è stata presentata dall’Italia in qualità di Paese ospitante dei Giochi, in stretto coordinamento con il Comitato Olimpico Internazionale e la Fondazione Milano-Cortina, con il contributo determinante della Fondazione internazionale per la tregua olimpica. Un testo che riafferma il valore universale dello sport come strumento di dialogo e riconciliazione.

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Il documento invita gli Stati membri a rispettare la tregua a partire da sette giorni prima dell’inizio delle Olimpiadi invernali (6-22 febbraio) fino a sette giorni dopo la conclusione delle Paralimpiadi (6-15 marzo), garantendo il passaggio sicuro e la partecipazione di atleti e ufficiali. L’Onu sollecita inoltre una cooperazione attiva affinché lo sport diventi veicolo di pace, tolleranza e riconciliazione nelle aree di conflitto, non solo durante i Giochi ma anche oltre. Nel testo trova spazio anche un riferimento ai Giochi Olimpici Giovanili estivi di Dakar, primo evento olimpico ospitato in Africa, in programma dal 31 ottobre al 13 novembre.

Il richiamo alla tregua olimpica non può però prescindere dalle ferite recenti. I Giochi invernali di Pechino 2022 furono segnati dall’invasione russa dell’Ucraina, avvenuta il 24 febbraio, in pieno periodo di tregua. Luca Pancalli ricorda quei giorni come un’esperienza surreale: «I Giochi si svolsero in un clima irreale. Le istituzioni internazionali furono costrette a confrontarsi con la politica e a prendere decisioni difficili. L’ombra della guerra si proiettò su un evento che avrebbe dovuto essere una festa dopo gli anni bui della pandemia. I Giochi non sono questo».

Anche Milano-Cortina si prepara dunque a ospitare Olimpiadi e Paralimpiadi in un mondo attraversato da conflitti, tensioni e profonde ingiustizie, come già accaduto per l’edizione estiva di Parigi 2024. Una realtà con cui è impossibile non fare i conti, anche quando i riflettori si spengono.

Eppure i Giochi, olimpici e paralimpici – mai “di serie B” – restano prima di tutto storie di donne e uomini che, pur non potendo fermare le guerre, indicano la possibilità concreta di un’umanità più fraterna. Lo fanno attraverso un linguaggio universale, popolare e immediato: quello dello sport.

Dalla tragedia di Monaco 1972 in poi, la sicurezza è diventata una priorità assoluta, mentre boicottaggi, crisi geopolitiche e la pandemia hanno reso sempre più fragile l’esperienza olimpica. Eppure, senza indulgere in utopie, l’eredità dell’antica Grecia continua a ricordare che lo sport porta con sé una proposta di pace. I Giochi possono ancora rappresentare un’occasione di speranza per costruire la pace insieme. Non a caso, dal 2021, al motto olimpico “Citius, Altius, Fortius” è stata aggiunta una parola decisiva: Communiter, “insieme”. Perché, oggi più che mai, o si cammina insieme o non funziona.

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