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Spreco alimentare, l’Italia migliora ma la sfida resta aperta

Nella Giornata mondiale del 5 febbraio 2026 i dati Waste Watcher: 9 italiani su 10 più attenti, ma ogni settimana si buttano ancora 554 grammi di cibo a persona

In occasione della Giornata mondiale contro lo spreco alimentare, che si celebra il 5 febbraio 2026, arrivano segnali incoraggianti ma anche numeri che invitano a non abbassare la guardia. Oggi 9 italiani su 10 dichiarano di prestare molta più attenzione al cibo che finiscono per buttare, confermando una crescente consapevolezza sul valore del cibo e sulle conseguenze ambientali ed economiche dello spreco.

A trainare questo cambiamento sono soprattutto i boomer, la generazione nata tra il 1946 e il 1964, i più virtuosi nella gestione della spesa e della cucina domestica. È anche grazie a loro se lo spreco medio settimanale pro capite nel nostro Paese è sceso a 554 grammi, con una riduzione di circa 63 grammi rispetto allo scorso anno.

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I numeri arrivano dal Rapporto “Caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso in vista della 13ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, promossa dalla campagna pubblica Spreco Zero. L’indagine, condotta nel gennaio 2026 con metodologia CAWI su un campione rappresentativo di 2.000 persone (Ipsos–Doxa), è realizzata in collaborazione con l’Università di Bologna, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market.

Nonostante i progressi, lo spreco non si azzera e i divari restano evidenti. Gli anziani continuano a sprecare meno dei giovani, anche grazie a una maggiore abitudine a cucinare e a recuperare gli avanzi. A livello territoriale, lo spreco è più contenuto nel Nord (516 grammi settimanali, -7%) rispetto al Sud (591 grammi, +7%), mentre risulta più basso nelle famiglie con figli (-10%).

A finire più spesso nella spazzatura sono ancora i prodotti freschi, in particolare frutta e verdura. Tra le cause principali dello spreco domestico emergono la difficoltà di recuperare il cibo in scadenza e la mancanza di tempo o di idee per trasformarlo in nuovi piatti.

Il bilancio complessivo resta pesante: oltre 5 milioni di tonnellate di cibo vengono sprecate ogni anno in Italia, per un valore economico che supera i 13,5 miliardi di euro. Di questi, oltre 7,3 miliardi provengono dalle nostre case. La distribuzione pesa per quasi 4 miliardi, l’industria per oltre 862 milioni, mentre lo spreco in campo supera 1,29 miliardi di euro.

In vista degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda ONU 2030, appare sempre più urgente pensare a nuove azioni concrete. Una delle strade indicate dal Rapporto è quella di mettere in relazione l’esperienza dei boomer – che sprecano in media solo 352 grammi a settimana – con le competenze digitali della Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012), che arriva invece a 799 grammi settimanali ma dispone di strumenti tecnologici utili per ridurre gli sprechi, anche in assenza di tempo.

Accanto ai dati, crescono anche le buone pratiche. In Italia, a Torino, è stato inaugurato il primo Frigorifero Solidale di Cuki Save the Food, progetto nato nel 2011 con Banco Alimentare e oggi ospitato all’Emporio Speranza del Sermig. Ogni settimana consente di distribuire 240 piatti pronti preparati con cibo recuperato dal mercato di Porta Palazzo, grazie alla collaborazione con il Terzo settore e nel pieno rispetto delle norme sanitarie.

All’estero, in Polonia, si stanno diffondendo i food wall: scaffali e frigoriferi integrati nei muri cittadini, accessibili 24 ore su 24. Il principio è semplice: “Se ne hai bisogno, prendilo. Se puoi, lascialo”. Un modello comunitario basato sulla fiducia, che riduce lo spreco e rafforza i legami sociali, trasformando le eccedenze in risorse condivise.

La Giornata mondiale contro lo spreco alimentare del 5 febbraio 2026 fotografa dunque un’Italia più consapevole, ma ancora lontana dal traguardo. I miglioramenti ci sono, ma le cifre restano enormi. Ridurre davvero lo spreco significa cambiare abitudini, valorizzare le buone pratiche e costruire un’alleanza tra generazioni, istituzioni, imprese e cittadini. Perché il cibo non è solo una risorsa economica, ma un bene sociale e ambientale da proteggere ogni giorno.

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