HomeNEWSResponsabilità sociale d'impresaUn piano casa per la responsabilità sociale d’impresa

Un piano casa per la responsabilità sociale d’impresa

Confindustria esce allo scoperto. E inserisce l’abitare nelle politiche aziendali per eliminare uno dei principali ostacoli alla continuità lavorativa. Ma soprattutto per garantire la stessa continuità.

Manca la manodopera.  Le aziende la ricercano disperatamente. Dopo un’estate di grida e di allarmi perché molti sono i chiamati al lavoro e pochi gli eletti a realizzarlo, casa e lavoro stanno diventando una abbinata centrale nelle politihe del lavoro e, in particolare, nella messa a terra di progetti di responsabilità sociale delle stesse aziende, attraverso decisioni e deliberazioni aziendali che riempiono di contenuti la cosidetta responsabilità sociale d’impresa.

Il cortocircuito è noto: soprattutto nelle grandi città, le aziende sono alle prese con le difficoltà di inserire negli organici dipendenti disposti a farsi carico di uno spostamento in città. E’ il caso della Atm di Milano, nei cui uffici il dialogo pre-contrattuale va a sbattere contro l’indisponibilità del “quasi” assunto a farsi carico del costo e del tempo necessario per raggiungerre il posto di lavoro e il timore di dover assumere ulteriori costi legati ad un eventuale trasferimento  abitativo fa decadere altri aspetti attrattivi dela stessa proposta lavorativa. Il nodo della casa è tuttavia decisivo anche per le politiche generali della ziende che vengono ritenute ormai essenziali per far apparire attente, attrattive, socialmente riconoscibili, le imprese che si inoltrano lungo il sentiero della qualità della vita della forza lavoro.

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Nei casi in cui la disattenzione a tali aspetti l’ha fatta da padrona, si è dovuto ricorrere ad una riprogettazione dei manufatti ricominciando tutto da capo. Emblematico il caso riguardante l’ospedale di Cortina d’Ampezzo, progettato e parzialmente edificato senza tenere conto che il prezzo di locazione applicato, secondo il sentire popolare, nel più bel comune delle Dolomiti, avrebbe reso vano l’offerta in ruolo di personale medico, paramedico e infermieristico, la cui retribuzione sarebbe stata falcidiata in partenza dall’alto costo delle abitazioni di fatto in vigore e tenacemente applicate dai possessori di seconde case. Un ospedale senza medici e infermieri che ospedale potrà mai essere non solo in tempo di prestazioni olimpioniche, ma subito dopo, quando sbaraccate le transenne dei grandi eventi per un po’ si dovrà convertire lo sguardo a contemplare un po’ di vuoto. La riprogrammazione ospedaliera è ripresa attraverso una attenta progettualità che consenta la compatibilità tra il lavoro offerto e le condizioni generali per la sua esecuzione, costi d’affitto compreso. Calmierati e competitivi.

Nel mondo politico e associativo vi è ora un sentire comune riguardo al fatto che vadano immediatamente crescenti flussi di lavoratori, anche di neo-lavoratori stranieri che permettano alle fabbriche (in questo caso del Nord) di rinnovare gli organici e continuare senza strappi la loro attività. Del resto, l’alternativa derivante da continui interventi per strappi occupazionali, conti alla mano, non determina vantaggi ma solo ulteriori costi. Confindustria Veneto Est, una delle più grandi organizzazioni territoriali d’impresa, dopo aver attentamente valutato il proprio patrimonio immobiliare, ha pertanto deciso che tale patrimonio esistente sia reso disponibile per incentivare la proposta lavorativa, accompagnata da una scelta abitativa che tolga di mezzo la strozzatura del tempo e del costo per la ricerca di un immobile il più prossimo possibile al luogo di lavoro. In attesa di conoscere meglio il dettaglio dell’operazione Confindustria (a cui aderisce anche Regione Veneto e Cassa Depositi Prestiti) è interessante notare e registrae l’effetto tam-tam deella sortita confindustriale.

Anche i bergamaschi di Fecs  (il  Gruppo di partecipazione Spa, facente capo all’imprenditore Olivo Foglieni, nasce nel 1999 con l’intento di creare una realtà completamente focalizzata nel recupero e trattamento del metallo alluminio: simbolo di circolarità grazie alla caratteristica di essere riciclabile all’infinito senza perdere le proprie caratteristiche essenziali e, attraverso un sistema verticalizzato, applica a tutta la filiera produttiva la rivalorizzazione della materia prima) si sono cimentati con la stessa scelta, ma con una differenza: le case per i nuovi dipendenti le hanno effettivamente già costruite, 36 alloggi a poco più di 600 metri dallo stabilimento nel comune di Ciserano. Totale dell’investimento, 3 milioni, ma all’azienda ha permesso di nono dover cambiare continuamente personale.

Le notizie dai territori degli insediamenti industriali ci raccontano ogni giorno iniziative che vanno nella stessa direzione, anche partendo da ambiti e ambienti assai distanti, come nel caso dell’industria casearia piacentina.

Se la responsabilità sociale d’impresa aguzza la vista, arriva velocemente e senza infingimento ad individuare gli ambiti e le scelte che le consentono di essere e di essere percepite come una risposta coerente, vera, utile, al bene comune dell’azienda, dei suoi lavoratori, del territorio su cui insiste.

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